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#Fridaysforfuture: “Adulti, imparate da noi a guardare al futuro”

E adesso? Che cosa succederà sulla Terra? Il 15 marzo, il movimentoFridaysforfuture” ( I venerdì per il futuro), che ha avuto come scintilla un’attivista di sedici anni, la svedese Greta Thunberg, e si è propagato sul pianeta intero con un’onda d’urto contagiosa e potentissima, ha promosso lo sciopero ambientalista mondiale.

Che cosa ha intenzione di fare, adesso, in più, questa moltitudine di ragazzi che, protestando contro i cambiamenti climatici, ha generato un movimento ritenuto fino ad ieri inarrestabile e che ha già promesso che non farà i compiti finché gli adulti non si metteranno a fare, finalmente, loro, i tanti che non hanno mai fatto? «I ragazzi hanno lanciato una chiamata fortissima: stanno chiedendo agli adulti, cioè a quanti non hanno garantito loro un futuro, di agire, adesso, subito. E certamente non vorranno fermarsi», commenta Elena Grandi, co-portavoce nazionale della Federazione dei Verdi italiani. «Mi sembra di vedere l’onda di un nuovo Sessantotto. Ma questi ragazzi non mettono sul tavolo ideologie o analisi politico/filosofiche. Si battono per un tema cruciale, la salvezza del pianeta, e sono molto pragmatici: loro pretendono risposte concrete, pretendono azioni e nel farlo stanno già disegnando un nuovo modello di società».

Greta Thunberg, l’attivista di 16 anni che salverà il Pianeta

Il progresso non è tutto

Marianna Bertotti, 17 anni, studentessa del Liceo Scientifico Taramelli di Pavia

«Il nostro movimento non si fermerà, almeno fino a quando i Governi non faranno azioni precise per contenere i danni che stiamo procurando al pianeta. I ghiacciai si sciolgono tre volte più velocemente e a chi governa non interessa: io ho perso la fiducia nella politica, perché ho visto quanto gli interessi economici ostacolino l’assunzione vera di responsabilità e l’ascolto degli allarmi degli scienziati, che vanno ripetendo che quanto viene fatto non basta. Proprio per questo noi non molleremo. Abbiamo aperto una chat mondiale su Discord, una app usata dai giocatori di computer game, per tenerci in contatto da qualunque parte del globo; su WhatsApp sono operative le chat italiane, dove intervengono due referenti per ogni città: ci siamo dati come regola che abbiano un’età sotto i 23 anni, perché non vogliamo che gli adulti se ne approprino. C’è chi mi dà della pazza, perché tanto lo sviluppo tecnologico salverà tutto e studiare è più importante. Io rispondo che ho imparato più in due mesi di manifestazioni che in diciassette anni di vita, e di scuola. E poi, guardi: raggiungo la scuola a piedi, mangio poca carne, non prendo aerei, eppure ho calcolato la mia impronta ecologica e servirebbero 4 pianeti per sostenere il mio stile di vita. Ma qualcuno si chiede mai come possiamo pensare di mantenere questi livelli di benessere se la Terra ha risorse per forza limitate? Dobbiamo cambiare sistema economico. È in gioco la nostra stessa vita. Di noi che oggi abbiamo 17 anni, neanche di quella dei nostri figli! Terminato il liceo, prenderò una laurea professionalizzante nel campo dell’energia perché voglio lavorare presto e dare il mio contributo concreto. Intanto, continuerò a portare nelle scuole, come faccio da tre anni, l’educazione allo sviluppo sostenibile contando che gli studenti, tornati a casa, sensibilizzino i loro genitori: noi non possiamo ancora votare, ma gli adulti sì. E anche votando le persone giuste si può cambiare il mondo».

“Il movimento è forte e globale”

Gaia De Luca, 19 anni, studentessa alla facoltà di Chimica dell’Università della Calabria di Rende (Cosenza)

«La nostra forza è l’assenza dei confini geografici. Io ho saputo che c’erano attivisti italiani già operativi da ragazzi australiani cui mi ero rivolta per capire come aderire dall’Italia al movimento. Ora in università siamo molti, almeno un centinaio, cresceremo, coinvolgeremo le scuole superiori – ma ci sono anche ragazzini di 12 anni che vogliono impegnarsi – e da qui in poi faremo attenzione a non permettere che gli adulti lucrino sul nostro movimento: siamo alla vigilia di elezioni e dobbiamo considerare che i partiti potranno essere tentati dall’intestarsi le manifestazioni che organizzeremo. Qui faremo azioni di pressing locale, sulla nostra città, perché la raccolta differenziata sia fatta come si deve, perché si incentivi l’uso dei mezzi pubblici, perché anche gettare una cartaccia per strada non sia più ammissibile. Vogliamo che cessi l’omertà sui problemi ambientali. Che forma prenderà il movimento? Ora non si può ancora sapere: non vogliamo gerarchie ma, personalmente, credo che dovremo darci un’organizzazione, magari eleggendo dei rappresentati regionali. Quel che è certo è che, ora che ci siamo svegliati, non torneremo indietro».

“Lottiamo contro chi inquina”

Miriam Martinelli, 16 anni, studentessa dell’Istituto Tecnico Agrario Italo Calvino di Noverasco di Opera (Milano)

«Il movimento andrà avanti perché ne abbiamo un bisogno assoluto. Qui a Milano vogliamo concentrarci sulla lotta alle multinazionali inquinanti, ai combustibili fossili, all’inquinamento delle falde acquifere. Intanto alimentiamo i contatti con i ragazzi degli altri Paesi e ci teniamo pronti per altri eventi globali, forse uno il 20 maggio, sicuramente uno il 20 agosto. Siamo un movimento non gerarchico, senza vertici, perciò non è facile organizzare scioperi e manifestazioni: io, personalmente, sto lavorando all’idea di un sit-in di più giorni a Roma, con i movimenti locali convogliati davanti al Parlamento per chiedere che siano incentivate le multinazionali che lavorano sulle energie rinnovabili e disincentivate quelle dei combustibili fossili e che sia fatta luce, senza censure, sui comportamenti nocivi all’ambiente; che nelle città ci siano più aree verdi e mezzi pubblici. Personalmente, vorrei entrare in politica, e sì, quando sarà, anche entrare in Parlamento. A chi mi chiede perché in FridaysforFuture siamo in gran parte ragazze, rispondo che le donne sono abituate a essere minoranza e perciò percepiscono con più intensità le ingiustizie, ma noi non vogliamo escludere nessuno: donne e uomini, bambini, adulti, anziani… ciascuno si deve sentire custode della Terra! Anche se l’esperienza mi ha insegnato che noi ragazzi siamo molto più efficaci nel prendere le decisioni: gli incontri con gli adulti si rivelano spesso lunghi, faticosi e non si risolvono con l’adozione di azioni. Noi siamo rapidi e pragmatici».

Investiamo in economia verde

La proposta politica del partito ecologista. In crescita lenta. Per il momento

In politica dal 2006, oggi co-portavoce nazionale dei Verdi, Elena Grandi è il volto di un partito che, finito sotto traccia negli ultimi anni, si trova oggi a raccogliere una sensibilità forte e diffusa. L’ambiente torna al centro del dibattito. Come lo spiega? Dopo che l’Onu ha indicato in 12 anni il tempo oltre il quale non potremo più rimediare ai danni procurati al pianeta, le persone stanno reagendo. Tutti ci rendiamo conto di vivere in città inquinatissime, di produrre quantità enormi di rifiuti… In Islanda i Verdi governano, in Germania sono il secondo partito, sono forti in Belgio e Olanda. E in Italia? Sono in ripresa anche in Francia, e contano molto in Polonia. In Italia c’è una moltitudine di gente che vuole impegnarsi: noi vogliamo diventare un partito con cui le forze politiche debbano confrontarsi. L’Italia è il Paese europeo con il maggior numero di piccole imprese che applicano l’economia circolare, un’economia pensata per potersi rigenerare da sola. Noi Verdi per prima cosa vogliamo dare incentivi a chi produce riducendo l’impatto sul pianeta. E mostrare che abbiamo una proposta politica forte. La sintetizzi. Mettiamo al primo punto la lotta ai cambiamenti climatici. Oltre a investire in economia verde e innovazione, chiediamo giustizia fiscale, garantire un reddito minimo dignitoso, istituire canali legali per l’immigrazione, sostenere la parità di genere… A proposito di donne, i Verdi europei hanno leader fortissime, come la tedesca Ska Keller, candidata alla presidenza della Commissione Europea. La leader dei Verdi europei, la spagnola Mar Garcia, ha grande potere. Sono convinta che le donne, creatrici di vita e da sempre concentrate nella cura, siano portatrici naturali del messaggio ambientale.

L’esperta: queste le azioni più urgenti

Carbon tax e cura del territorio. Rivedendo i modelli di produzione e consumo

 

Abbiamo solo 12 anni per arginare la catastrofe dei cambiamenti climatici e contenere l’aumento della temperatura media sotto i 2 gradi, ritenuta la soglia massima di sicurezza. Quali sono le azioni più urgenti che i Governi dovrebbero adottare? L’abbiamo chiesto a Grazia Francescato, veterana dell’ambiente, già Presidente del Wwf e leader dei Verdi italiani ed europei. Riconoscere che la questione clima è, oltre ad un problema ambientale, una grande questione geopolitica: per esempio, nei prossimi decenni 250 milioni di persone saranno costrette a lasciare posti diventati inospitali a causa di eventi estremi. Scoraggiare l’uso dei combustibili fossili (carbone, petrolio) approvando la maggiorazione impositiva conosciuta come “carbon tax” e privilegiare, invece, l’impiego di energie rinnovabili e gli strumenti di efficienza energetica. Integrare le politiche ambientali con quelle sociali ed economiche e fare dell’innovazione tecnologica uno stimolo per cambiare i modelli di produzione e consumo. Un esempio? Nel Piano Integrato Energia e Clima inviato dal governo italiano alla Ue, è previsto di far crescere la quota di auto elettriche entro il 2030 a 6 milioni. Rendere sicuro il territorio contro gli eventi climatici estremi: fare manutenzione e costruire con criteri diversi rispetto a quanto fatto sino a ora. Rispettare l’accordo di Parigi del 2015 che indica già una via molto precisa: include tutti gli interventi negoziati a livello internazionale per contenere l’aumento della temperatura globale al di sotto dei 2 gradi centigradi.

 

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