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Gabriele Corsi: «Se mi incontrate in un bar state all’occhio!»

11 Luglio 2019 | 15:26 di Solange Savagnone

Gabriele Corsi è un tipo che ama sperimentare ed è difficile trovarlo per molti anni alla guida dello stesso programma. Era prevedibile quindi che per la prossima stagione tv si sarebbe inventato qualcosa di nuovo.

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A partire da ottobre lo vedremo sul canale Nove con “Deal with it – Stai al gioco”, un programma inedito di cui Gabriele parla per la prima volta con Sorrisi. Sarà un mix tra “Candid camera”, “Spie al ristorante” («Con la differenza che qui è tutto vero» precisa lui) e un quiz “itinerante”. «Stiamo registrando le puntate in questi giorni, ovviamente nel periodo più caldo dell’anno, sotto un tendone e senza aria condizionata» ci dice ridendo.

Pare che questo nuovo programma faccia molto ridere. Cosa ci può anticipare?
«Il meccanismo è semplice. Io e un ospite famoso, come Paolo Ruffini, Antonino Cannavacciuolo, Gabriele Bonci e altri personaggi del mondo dello spettacolo, andiamo in un luogo di incontro come un ristorante, un bar, un pub o anche una palestra… Individuiamo una coppia e con una scusa portiamo via uno dei due e gli spieghiamo che in realtà si tratta di un quiz dove si possono vincere dai 500 ai 2 mila euro. Ma solo se riesce a convincere l’ignaro partner a fare quello che gli suggeriamo attraverso un auricolare. Se bara o si fa scoprire (il locale è pieno di telecamere nascoste), vengono eliminati entrambi. Ci sono cinque livelli di difficoltà e mano a mano che si sale, con richieste sempre più assurde e difficili grazie anche all’aiuto di alcuni “incursori” che entrano in scena, la vincita aumenta. È un esperimento sociologico molto divertente basato sull’improvvisazione, ma anche faticoso e complicato. Il format originale americano fa richieste molto forti, noi puntiamo più sulla comicità e l’ironia».

Questo programma segna il suo ritorno nel gruppo Discovery. Come l’hanno accolta?
«Con loro ho un debito di affetto enorme, sono stati i primi a scommettere su di me per una conduzione “singola” e un po’ glielo dovevo, anche se ero stato contattato da altri dopo l’esperienza in Rai. Quando sono tornato mi sono sentito a casa, è una realtà che sento mia. Qui ci sono meno interessi, ingerenze, pressioni. C’è attenzione a fare un bel prodotto senza però l’angoscia degli ascolti. E poi hanno una filosofia di lavoro importante per me: non si fa niente che possa imbarazzare gli spettatori o le “vittime”. In un momento come questo, che fa tirare fuori il peggio anche alle persone migliori, l’attenzione ai sentimenti è quasi rivoluzionaria».

È tornato a fare quello che le piace di più?
«“Reazione a catena” è stata un’esperienza straordinaria. La Rai di Napoli è un’eccellenza in Europa, gli autori sono tra i migliori e sono stato molto fortunato. Certo, poi l’epilogo è stato… particolare. Io sono un artigiano, ho portato a casa il risultato, anche contro i Mondiali di calcio. Pensavo di avere detto la mia e di avere una possibilità. Invece nella Rai del cambiamento l’unico “cambiato” sono stato io, ma va bene lo stesso».

Guardiamo avanti. Anche per “Deal with it” ha fatto un provino?
«In questo caso no. Ho visto il programma e mi è piaciuto. Ma i provini sono una cosa sana: servono a chi ti chiama ma anche a te, che così capisci se quello che devi fare è nelle tue corde».

Ha sempre in tasca qualche bullone portafortuna?
«Ovvio! Anche oggi ne ho trovato uno bellissimo. Ho regalato un anello a forma di bullone anche a mia moglie per chiederle la mano per la seconda volta».

Perché, la prima è andata male?
«No, solo che quando gliel’ho chiesto mi ha risposto: “Perché?”. In realtà per lei era come se fossimo già sposati. Così qualche anno fa gliel’ho riproposto. Era il suo compleanno e le ho chiesto: “Ti piacciono le favole che finiscono con il per sempre?”. Sono patetico, lo so. Ma senza mia moglie Laura sono perso. Sa sempre trovare le parole giuste quando ne ho bisogno».

L’ultima volta quand’è successo?
«Poco tempo fa. Il primo giorno di registrazioni mi hanno rubato il trolley. Siccome da ragazzo non potevo permettermi quello che volevo, sono molto attaccato agli oggetti. Nella valigia c’era il pennello da barba di mio nonno Nanni a cui tenevo tantissimo. Laura mi ha consolato dicendomi che i ricordi non me li può rubare nessuno».

Sono stati importanti i nonni nella sua vita?
«Molto. Sono cresciuto con loro a Roma perché i miei lavoravano. La nonna materna era una marchesa, coltissima, che parlava inglese e francese. Da lei ho preso il mio lato “dandy”: faccio sempre il baciamano alle signore. I genitori di papà invece erano una sarta e un fabbro».

Con nonno Nanni, quello del pennello per la barba, parlavi mai di quello che sognavi di fare da grande?
«Spesso. Era un bersagliere, tarchiato ma con una forza pazzesca. A 90 anni sventò un furto. Era uomo di sostanza con una grande saggezza popolare. Sono cresciuto in una famiglia aperta, disponibile e tollerante. A pranzo trovavo spesso sconosciuti che nonno aveva raccattato per strada».

Quei sogni poi si sono realizzati?
«Ho raggiunto più di quello che mi sarei mai aspettato. Purtroppo i nonni li ho persi prima che potessero vederlo. Ho iniziato la mia gavetta di attore nel 1988, in teatri mezzi vuoti, dove a volte loro erano gli unici spettatori. Spero di non averli mai delusi e di non aver mai abdicato ai principi che mi hanno insegnato».

Come sono stati questi sette mesi lontano dalla tv?
«Hanno coinciso con un momento in cui mia moglie era molto impegnata e così ho fatto il papà. Ti abitui subito alla libertà, ho visto mostre, letto libri e sono andato al cinema, anche se andavo a letto presto perché alle 5.30 mi alzavo per andare in radio con il Trio Medusa».

Ha allargato anche la famiglia.
«A gennaio abbiamo adottato Daisy, una gattina di poche settimane, perché mia figlia Margherita ne voleva una. Mia moglie era contraria ma ora fa videochiamate per vedere come sta. Io ho sempre avuto cani e gatti randagi perché mia mamma voleva fare la veterinaria».

Invece che lavoro faceva?
«Insegnava matematica alle medie. Tra i suo alunni c’era Eros Ramazzotti. Si sentono ancora, sono rimasti legati. C’è grande affetto tra me e Eros: siamo cresciuti nello stesso quartiere, a Cinecittà, anche se io andavo a scuola in centro, vicino alla bottega di nonno».

Di recente lei è finito tra le domande di “Caduta libera”: si chiedeva se fosse fra i conduttori che non hanno compiuto ancora 40 anni. Una consacrazione!
«Mi ha fatto immensamente piacere. Ho incontrato Gerry Scotti lo scorso novembre e mi ha fatto i complimenti per “Reazione a catena”. Ero imbarazzato come se Ronaldo mi avesse detto che giocavo bene a calcio. Non ho perso lo stupore e non do per consolidato il successo. Sono drogato di entusiasmo e sono consapevole della fortuna che ho avuto».

A proposito di età, come festeggerà i 48 anni il 29 luglio?
«Mi sa che sarò a Milano a lavorare, sotto il tendone e senza aria…».

Invece come ha celebrato questa nuova fase della sua vita?
«Ho cambiato montatura degli occhiali. Con l’età aumenta la perdita di diottrie. Le giacche azzurre le metto ancora (erano la sua “divisa” a “Reazione a catena”, ndr) e ne ho altre di tantissimi colori. Nessuno riuscirà a farmi vedere la vita in bianco e nero».

Finisca questa frase: chiusa una porta…
«Le porte non si chiudono, ma se sei dentro che problema c’è? E se sei fuori, basta che non piova».

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