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hashtag # umanità Eventi a Milano

Quando le persone si incontrano scambiano parole, sguardi, valori, sentimenti, ammirazione, conoscenza. Siamo come scatole piene di sorprese, abbiamo bisogno di aprirci, abbiamo bisogno di vivere insieme, abbiamo bisogno di conoscerci. Sono passati sette anni dal giorno in cui ho presentato la mia prima mostra di illustrazioni: ricordo quel momento, è stato ed è ancora intenso, sono stata “ascoltata”, ricordo che avevo una valigia piena di aspettative, ero piena di curiosità, le storie mi cercavano e anch’io le stavo cercando; oggi ci troviamo in ogni momento. Tutto mi sembrava nuovo come i volti, i colori della pelle, gli accenti della voce, gli sguardi, i gesti: ogni dettaglio mi faceva pensare, sognare, e ogni sogno è stato trasformato in un’immagine mentale, che poi dopo ho interpretato con diverse tecniche e materiali.
Questo impulso ha dato origine alla serie di illustrazioni dal titolo: I Figli di Dio… storie di immigrati, disegni di esseri umani come me, persone che hanno viaggiato per mare, per cielo e per terra, tante volte per forza e talvolta per libera scelta (emigrazione), questo significa assimilare im
portanti cambiamenti nella nostra vita, specialmente quando ci si trasferisce in un nuovo luogo (immigrazione). Sono storie che hanno toccato e toccano; la loro direzione è sempre la stessa, quella di raccontare, attraverso la tecnica dell’illustrazione, gli aspetti di una società multietnica che ogni giorno cerca di integrarsi senza alcuna discriminazione, in altre parole, di essere protetta. Non vogliamo filosofare, però è chiaro che oggi tutto sta cambiando di nuovo, l’essere umano sta dimenticando il suo passato. La guerra, la fame e la miseria hanno segnato la sua esistenza e provocato delle reazioni, creando trattati e convenzioni umanitarie a livello globale, riconosciute dalle istituzioni internazionali che lavorano per il bene comune della gente. Ciò nonostante attuali generazioni stanno vivendo ancora tempi di guerra in diverse parti del mondo.
Penso che ogni mortale esiga un tempo di pace, senza che nessuno minacci la propria integrità. Cosa succederebbe se questo tempo cambiasse? Che tempo desideriamo per le nostre generazioni future?
La mostra personale Hashtag # Umanità, illustrazioni per riflettere, propone una posizione di fronte a una tendenza oppositiva a concetti come la carità, l’aiuto verso il prossimo: l’orfano, la vedova, il mutilato, il solitario, il dimenticato. Cerca di rafforzare i messaggi dimenticati dalla modernità. Questa memoria selettiva che agisce come un segno di interferenza (punteggiatura) tra l’hashtag e il concetto, cerca di rafforzare l’argomento stabilendolo come interessante, privo di etichette per un pubblico giovane.
Circa quattro anni fa, passeggiando per piazza Cadorna a Milano, ho incontrato un giovane alto e simpatico, proveniente dal continente africano, che stava donando il sangue in una postazione mobile dedicata alla raccolta per un determinato scopo. Così mi sono incuriosita.
Gli ho chiesto: «perché doni sangue, per soldi forse?» «No!», ha risposto, «non so come ripagare questo Paese per tutto ciò che mi ha dato. Lo pago con il mio sangue, amica!»
Si chiamava Benjamín…, volevo fargli diverse domande, invece è stato lui a iniziare un discorso: «Cosa faresti se distruggessero la tua casa e tu avessi ancora vita per raccontarlo? Fuggi? Piangi? Stai lì ad aspettare? Dove vai? Quando fuggii in direzione del mare, nella mia mente accadde qualcosa di strano: La barca non la vidi come tale, ma la vidi solo nella sua totalità di color arancione, come un salvagente. Il mare mi aiutò a confondere le mie lacrime con le sue acque. La città che mi accolse non fu solo uno spazio nuovo, fu un nuovo spazio che diventò il ponte tra il mio passato e il mio presente. E il Paese che non conoscevo, e non mi conosceva, diventò la casa per proteggermi. Ecco perché devo pagare, per il bene che hanno fatto a me io dono il mio sangue con tutto il rispetto e l’onore, amica!»
«Grazie Benjamín» – gli dissi – «per le tue parole», e se ne andò.
Poco dopo, mentre tornavo a casa con la metropolitana, vidi improvvisamente salire sul treno una famiglia italiana molto particolare, i loro occhi brillavano d’amore mentre abbracciavano una bambina e le parlavano in arabo, era una bambina mutilata a causa della guerra. Ho ammirato la sua forza! E ho sentito nel silenzio della loro voce una parola, che hanno espresso dal profondo del loro cuore “Grazie”.
Proprio in quel momento, ho capito che Benjamín e la bambina araba mutilata avevano solo bisogno di un’opportunità, come molti altri: per trovare un lavoro, per ascoltare la proposta della sua canzone, del suo discorso, della sua storia, del suo trionfo, del suo bisogno. Penso che Hashtag # Humanità sia una mostra che riunisce tutte le serie delle mie illustrazioni che ho proposto fino ad oggi in Italia e spero che questa mostra possa
accedere a tutti i mezzi tecnologici moderni, come i cellulari, le newsletter, Instagram, Facebook, Linkedin che caratterizza il mondo odierno.
Credo che l’umanità non abbia ancora perso il senso della sensibilità, per cui questo approccio personale è rivolto a tutti: agli adulti, agli anziani, agli uomini, alle donne, specialmente ai giovani e ai bambini. Spero che questo simbolo # mi aiuti a etichettare con precisione l’aggiornamento di quei concetti dimenticati di cui ho paralato prima e che diventino #carità, #amore verso il prossimo, #aiuto all’orfano, #aiuto alla vedova, #aiuto al mutilato, #aiuto al dimenticato…
Il mio amico Antonio un giorno mi disse che belle e brave persone sono benvenute ovunque, e così sia!

Marcia Zegarra

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