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«I populismi cominciano seminando odio. Come fece Hitler nel 1922»

«I giovani sappiano come cominciano i populismi: seminando odio. Che i giovani conoscano questo perché non cadano nello stesso errore. Capire come cresce un populismo, ad esempio quello di Hitler nel 1922 e 1923». Ma «non si può vivere seminando odio, anche se seminare odio è facile: si comincia anche con le chiacchiere, in famiglia, nel quartiere, nel luogo di lavoro».

Papa Francesco incontra giovani e anziani per la presentazione del libro e del progetto La saggezza del tempo (Marsilio) , col quale promuove una nuova alleanza tra le generazioni, risponde alle domande di alcuni di loro, tra cui un ospite illustre, il regista Martin Scorsese, e riflette sul «tesoro» lasciato comunque in eredità dalle due guerre mondiali del secolo scorso per mettere in guardia dal risorgere dei populismi. Il volume, curato dal gesuita padre Antonio Spadaro, direttore de La Civiltà Cattolica, raccoglie 250 interviste ad anziani di più di 30 Paesi, grazie all’ aiuto di organizzazioni no-profit come Unbound e Jesuit Refugee Service, ed è stato presentato mercoledì pomeriggio presso l’ Istituto Patristico Augustinianum.

Nel dialogo con alcuni giovani e anziani, papa Francesco, rispondendo alla domanda di Fiorella Bacherini, 83 anni, evoca anche il nazismo e la figura di Adolf Hitler. «Penso ad Hitler nel secolo scorso, che aveva promesso lo sviluppo della Germania», dice sollecitato da una domanda riguardo alla «durezza» percepita oggi nei confronti dei rifugiati. «Oggi», spiega il Papa, «c’ è la terza guerra mondiale a pezzetti. Guardate i posti di conflitto: mancanza di umanità, aggressione, odio, fra culture, fra tribù… anche la religione deformata per poter odiare meglio. La terza guerra mondiale è in corso, credo di non esagerare in questo. Mi viene in mente questa profezia di Einstein: la quarta guerra mondiale sarà fatta con le pietre e i bastoni perché la terza distruggerà tutto. Seminare odio è un cammino di distruzione, di suicidio. Questo si può coprire con tanti motivi, quel ragazzo del secolo scorso nel 1922 (Hitler, ndr) lo copriva con la purezza della razza…».

E proprio questa domanda offre lo spunto a Bergoglio per tornare a parlare di migranti. «I migranti», spiega, «vanno accolti col cuore e le porte aperte. La chiusura è la strada del suicidio. È vero che si devono accogliere i migranti, ma si devono accompagnare e soprattutto si devono integrare». Il suo ragionamento, precisa, «non è per parlare di politica ma di umanità». Tuttavia, offre la sua indicazione: «Un governo deve avere cuore aperto per ricevere, le strutture buone per fare la strada dell’integrazione, e anche la prudenza di dire: fino a questo punto posso, poi non posso più. Accogliere i migranti», aggiunge, «è un mandato biblico. Pensiamo all’Europa che è stata fatta dai migranti, le culture si sono mischiate, l’Europa deve avere la coscienza che nei momenti brutti alcuni Paesi dell’America del Nord e del Sud hanno ricevuto i migranti europei».

Per questo Francesco chiede all’Europa di farsi carico di questa «emergenza» anche perché finora, avverte, «il peso più grande lo hanno portato la Spagna, l’Italia e la Grecia ed anche Cipro». Francesco parla quindi della sua sofferenza per i morti nei viaggi della speranza a bordo dei barconi dall’Africa. «Che cosa faccio quando vedo che il Mediterraneo è un cimitero? – dice – Dico la verità, soffro, prego, parlo. Non dobbiamo accettare questa sofferenza, dire ma tanto si soffre dappertutto, e andare avanti. No, oggi c’è la terza guerra mondiale a pezzetti, guardate alla mancanza di umanità, all’aggressione, all’odio, anche alla deformazione della religione. Seminare odio è la strada del suicidio per l’umanità».

La fede si trasmette in dialetto, il dialetto di casa, dell’ amicizia, della vicinanza

Federica, 26 anni, chiede come può una giovane come lei vivere una vita felice in un modello di società “usa e getta”. Francesco risponde così: «La mano della competizione è chiusa e prende, sempre prende, raccoglie, tante volte a prezzi costosi, a prezzo del disprezzo altrui. Questa è la competizione. Aprire la mano è l’ anti-competizione, è aprirsi in cammino. La competizione è generalmente ferma, fa i calcoli, non si mette in gioco, fa dei calcoli. Invece la maturazione nella personalità va sempre in cammino, si mette in gioco, si sporca le mani, ha la mano tesa, per salutare e abbracciare. Questo mi fa pensare a ciò che dicono i santi e anche Gesù: c’ è più amore nel dare che nel ricevere».

Tony e Grace Naudi, maltesi, 71 e 65 anni, chiedono al Papa come trasmettere la fede oggi. «A casa, sempre», la risposta del Papa che richiama il ruolo fondamentale dei nonni: «Sono precisamente loro nei momenti più difficili della storia quelli che hanno trasmesso la fede. Pensiamo alle dittature del secolo scorso. Erano i nonni che di nascosto insegnavano a pregare e che di nascosto portavano i nipoti a battezzare. La fede», sottolinea Francesco, «si trasmette in dialetto, il dialetto di casa, dell’ amicizia, della vicinanza. La fede non sono soltanto i contenuti del Catechismo, ma è il modo di gioire, di rattristarsi, di vivere. C’ è una vita da trasmettere».

A dialogare per ultimo con papa Francesco è il regista Martin Scorsese che chiede al Pontefice come possono gli anziani aiutare la Chiesa a far sopravvivere la fede in un mondo segnato da violenza e crudeltà. Bergoglio indica la strada della «tenerezza», della «mitezza», della «vicinanza, come lei ha dimostrato con i suoi film» e di un dialogo con i giovani in cui si realizzi una vera empatia: «Non si può avere una conversazione con i giovani senza empatia, non vanno condannati». Di fronte alle crudeltà del mondo, è anche il suo invito, «c’è una parola che dobbiamo dire: la saggezza del piangere, il dono del piangere davanti a queste violenze. Il pianto è cristiano, chiediamo la grazia delle lacrime»

Il volume La saggezza del tempo (Marsilio) presentato mercoledì insieme al Papa

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