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Il Campidoglio pensa all’accoglienza, fuori il bando per ospitare i rifugiati in famiglia

Roma sprofonda tra i rifiuti, i cittadini si organizzano per promuovere class-action e minacciano di evadere la Tari, e il Campidoglio? Pensa all’accoglienza. Non quella riservata ai turisti in visita nella Capitale, quelli che poi ritornano a casa e raccontano che la città è una discarica, bensì dei migranti.

Più precisamente di 50 rifugiati. Secondo i programmi dell’amministrazione pentastellata, questi ultimi verranno ospitati nelle case di altrettanti romani. Ammesso che si faccia avanti qualcuno. Il bando relativo al progetto, intitolato “Dalle esperienze al modello: l’accoglienza in famiglia come percorso di integrazione”, è stato pubblicato oggi. Gli obiettivi principali sono tre: l’inclusione sociale dei titolari di protezione internazionale, l’accompagnamento alla piena indipendenza per chi esce dalle strutture di accoglienza della città e la verifica dell’efficacia di tale modello in Italia. Ad annunciare l’esperimento in una nota è proprio l’amministrazione capitolina. La Capitale, però, non è la sola. Seguno le orme di “esperienze affini in abito europeo” anche i comuni di Bari, Macerata, Palermo e Ravenna.

Partner del progetto saranno l’Università di Tor Vergata e la onlus Refugees Welcome. I finanziamenti, invece, arrivano dal Fondo Asilo Migrazione e Integrazione (Fami) istituito dall’Unione Europea e gestito dal Viminale. Il meccanismo per le candidature è il seguente: le famiglie che decideranno di aderire all’iniziativa si potranno rivolgere direttamente a Refugees Welcome, che le seguirà passo dopo passo nella prima fase, quella di sperimentazione, della durata di sei mesi. I loro nominativi confluiranno in un albo che, spiegano da Palazzo Senatorio, “crea una ulteriore risorsa nel sistema complessivo del welfare ed offre un messaggio forte e chiaro di inclusione”.

Il messaggio di cui si parla sembra contrapporsi a quello lanciato in questi mesi di “porti chiusi” e braccio di ferro con le Ong. Questo, almeno, suggeriscono le dichiarazioni di Laura Baldassarre, assessore alla Persona, Scuola e Comunità solidale. “La sinergia tra cittadini, terzo settore e istituzioni creata da questo progetto – ha detto la Baldassare citata dall’Agi – è funzionale alla nostra visione di comunità, ed interviene in un momento in cui è necessario sottolineare le responsabilità della società tutta nei confronti dei più fragili”.

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