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Minori, Laura Massaro continua la battaglia per riavere il figlio: “Non posso neanche portarlo in gita, faremo ricorso”

ROMA – “Sono una mosca contro un esercito di giganti e sono terrorizzata“. Sono queste le parole che usa Laura Massaro per descrivere le emozioni e i pensieri di questi giorni. Quando l’agenzia Dire l’ha intervistata la prima volta, sul caso giudiziario che riguarda suo figlio che un giorno o l’altro le potrebbe esser tolto in nome della Pas (sindrome di alienazione parentale) di cui un consulente tecnico d’ufficio (Ctu) l’ha ritenuta responsabile, “era appena uscito, il 2 maggio, il parere del Pm che indicava alla giudice la proposta di un tutore. Il 5 luglio è uscito un provvedimento provvisorio, immediatamente esecutivo, che sospende noi genitori dalla potestà e affida il bambino ad un tutore“. Da quel giorno Laura ha intensificato la sua protesta fuori dal Tribunale, appellandosi ai media e cercando di costruire una rete con altre mamme che stanno vivendo il suo stesso calvario.

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Laura è “sconvolta” da questa decisione e da un provvedimento che, dice senza mezzi termini, “è tutto contro di me. Gli avvocati sono al lavoro e presenteremo un ricorso. Non è stata presa in considerazione alcuna memoria difensiva e soprattutto si aggrava la situazione di mio figlio”. La preoccupazione di questa mamma è infatti tutta per lui. Un bimbo di quasi dieci anni, con problemi di salute che vengono “sminuiti” che si preparava all’estate come tanti suoi coetanei, magari a una gita fuori porta e che ora invece dovrà seguire un percorso obbligatorio, nonostante gli assistenti sociali avessero ridotto gli incontri protetti con il padre a uno ogni 15 giorni per le difficoltà che aveva il piccolo nell’incontrarlo.

“Ora la giudice– spiega Laura- incaricherà il tutore di far portare il bambino da un educatore o da una persona scelta di comune accordo con i servizi sociali a questi incontri per ben tre volte a settimana, con l’obbligo di fare psicoterapia in uno dei tre centri che sono stati già individuati”. E di che centri parliamo? “Perizieranno lui per periziare me” dice Laura che è convinta: Mme lo toglieranno. Io sono in un baratro perché se il bambino si rifiutasse di andarci, sarà colpa mia; se finirà nelle mani di uno psicologo sostenitore della PAS diranno che mio figlio è vessato da me“.

La consulente tecnica che ha accusato Laura Massaro di PAS è stata querelata dai suoi legali e c’è un procedimento penale ad oggi in corso. “In un passo di questo ultimo provvedimento riabilitano addirittura la consulente, noncuranti del procedimento penale pendente e tutto il Tribunale, come riportato in un passaggio, ne sposa la metodologia. Forse quest’accanimento- ammette Laura- è dovuto al clamore pubblico della vicenda, ma io sono stata costretta o avrei già perso mio figlio. Ho seguito tutte le indicazioni datemi in questi anni dai servizi sociali, ma mi accusano di una collaborazione solo formale. Si fa quindi un processo alle intenzioni e non si dice mai una parola, invece, sulle violazioni delle disposizioni da parte del padre rispetto alle regole stabilite dai servizi sociali. In una parola sono costretta alla sottomissione“.

Ma perchè? E’ questa la domanda che tormenta Laura che, ricordiamolo, è seguita da un centro antiviolenza dopo aver denunciato il padre di suo figlio per stalking. “L’udienza è stata fissata il 2 ottobre e- ci spiega Laura- non abbiamo ancora ricevuto un contatto o un programma. Io non so nemmeno se sono autorizzata a portare mio figlio a fare una gita, data la sospensione della potestà genitoriale. Abbiamo inoltre un buco nel servizio sociale: non abbiamo un assistente sociale di riferimento visto che io l’ho querelata. Sono passati 2 mesi e il servizio sociale è completamente scomparso. Continuo a portare mio figlio agli incontri protetti con il padre, ma nessuno mi ha mai risposto. Quindi questo tutore con chi parlerà? Il prossimo incontro con il padre ci dovrebbe essere martedi 16, mi comporterò come sempre, lo porterò, salvo indicazioni contrarie”.

In tutta questa storia c’è un bambino per il quale ora inizierà un percorso terapeutico obbligatorio nelle mani di un “tutore avvocato”. Se questo è l”effetto boomerang per aver denunciato un giudice (quella della CTU)- si domanda questa mamma– ora cosa faccio? Devo denunciare tutto il collegio? Tutto questo procedimento è stato inficiato dalla PAS sin dalla prima CTU ed è stato solo un crescendo. Io sono condannata. La giudice convocherà servizi sociali e tutore e loro decideranno. Le mie querele, le mie memorie difensive dove sono finite? Qualcuno le ha lette? Persino gli assistenti sociali sin dal 2015 avevano detto che il bambino non doveva essere allontanato da me e glielo aveva persino promesso il giudice allora”.

Laura Massaro oggi dal Tribunale dei minori è considerata una mamma “inadeguata”, infatti è una mamma “sospesa”, sospesa come il padre del bambino, ma è lei il genitore sotto accusa vista la paura che il bambino ha di rapportarsi con il proprio padre, eppure è lei l’unico genitore che sta spiegando a un bambino di quasi 10 anni, suo figlio, quello che sta succedendo, quello che è accaduto in questi anni e “perché un’altra persona sconosciuta dovrà prendere decisioni su di lui”. Il 17 luglio Laura sarà in piazza Montecitorio. Porterà lì la sua protesta fatta di cartelloni, megafono, spesso di solo silenzio perché sia chiaro- ci dice al termine dell’intervista- “che io non voglio la ragione, io voglio la giustizia”.

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