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Non bastano due ministri per far vincere la Lega a Rovigo. E a Valdagno (di C. Morsolin)

Rovigo, unico capoluogo di provincia veneto dove si votava in questa tornata amministrativa, torna al centrosinistra, dopo la parentesi di centrodestra: prima di Bruno Piva e poi di Massimo Bergamin, entrambi costretti a cedere la poltrona di primo cittadino anzitempo a causa delle dimissioni della maggioranza leghista dei rispettivi consiglieri comunali.

Il nuovo sindaco di Rovigo è Edoardo Gaffeo (docente di scienze economiche e statistiche all’università di Trento) del centrosinistra, a cui è riuscito un recupero che ha del miracoloso. Contro di lui la Lega, che era riuscita a ricompattare il centrodestra nonostante il disastroso epilogo di legislatura, ha schierato Monica Gambardella. Al primo turno se l’è cavata egregiamente, ottenendo 10.616 voti, pari al 38,17 per cento, mentre Gaffeo si era dovuto accontentare di 7.070 consensi, con un modesto 25,42 per cento.
Una vittoria al photofinish per l’economista sostenuto da Pd, Coalizione civica/Forum dei cittadini, Con Gaffeo Sindaco che vince con il 50,94% e 10.600 voti, 390 di vantaggio sulla caposervizio della Protezione civile (Lega, Fi, Fd’I, Monica Gambardella Sindaco, Obiettivo Rovigo, Forza Rovigo), che arriva al 49,06% con 10.210 preferenze.

Nel 2015 l’impresa della Lega Nord a Rovigo che vinceva in una storica roccaforte del centrosinistra. Nel capoluogo del Polesine, sfruttando anche l’effetto dell’elezione di Luca Zaia in Regione, il candidato Massimo Bergamin, ex autista di autobus, aveva sbaragliato il centrosinistra. Al balottaggio aveva conquistato quasi il 60 percento dei voti, ed era diventato vicepresidente della Liga Veneta – Lega Nord in regione.

La picconata del vescovo Pavanello: “Lasciate da parte inutili personalismi”

Vari analisti considerano importante il lavoro pastorale svolto dal nuovo vescovo di Rovigo, monsignor Pierantonio Pavanello – tra i piú giovani vescovi italiani a solo 60 anni- anche nel discernimento tra fede e política.
In un messaggio del 25 febbraio 2019 monsignor Pavanello aveva sottolineato che “con lo scioglimento del Consiglio Comunale e la convocazione di nuove elezioni si apre una fase delicata e importante per la Città di Rovigo. Già qualche mese fa, in occasione della festa del Patrono San Bellino, ho invitato la comunità cristiana ad avere a cuore le sorti della “città degli uomini” e ad essere “luce” e ”sale” in un tempo in cui è difficile intravedere un progetto condiviso di società e di futuro. Desidero ribadire il desiderio della Chiesa di mettersi a servizio della società civile incoraggiando l’impegno e la partecipazione da un lato, dall’altro richiamando una visione alta della politica a servizio del bene comune.
Invito a riflettere sulle cause profonde della crisi che ha portato allo scioglimento anticipato del Consiglio comunale: al di là delle responsabilità delle persone e dei gruppi politici che hanno amministrato la città – che pure vanno evidenziate – vi è, a mio avviso, una dimensione più profonda, che tocca l’intero tessuto sociale. Il fatto che per la seconda volta consecutiva il consiglio comunale non riesca a concludere il suo mandato è sintomo di un malessere radicato, che si esprime nella frammentazione dei gruppi sociali e nell’incapacità di ‘fare rete’, elaborando progetti di ampio respiro attorno ai quali aggregare un consenso significativo. In questo contesto la rappresentanza politica tende a suddividersi in tanti gruppi legati a singole persone o espressione di interessi settoriali, che anche quando riescono ad allearsi nel momento elettorale poi si dividono nuovamente nel corso del mandato”, concludeva il vescovo di Rovigo.

In occasione del convegno ‘Leadership e partecipazione in Polesine’, promosso dalla Diocesi e dalla Pastorale sociale e del lavoro il 13 febbraio scorso, il vescovo sottolineava che “quello che sta avvenendo a Rovigo testimonia la crisi profonda della politica». Secondo mons. Pavanello per il governo della ‘polis’ servirebbe unità tra i cittadini, invece si sta assistendo ad una frantumazione della comunità umana con effetti che non riguardano solo la politica, ma anche l’economia, la cultura e la religione. «Ecco perché – rilancia il vescovo rivolgendosi ancora al politici locali – bisogna agire non per il proprio interesse, chi fa politica deve agire per il bene comune”.

Che momento stiamo vivendo? “La politica oggi soffre allo stesso tempo della crisi della leadership e della partecipazione popolare. La nostra democrazia sia a livello nazionale che locale, sta vivendo una transizione che sembra non avere sbocchi. E in questo clima si fa strada l’appello a un uomo forte che risolva i problemi”.

In occasione del centenario dell’Appello ai Liberi e Forti di Don Luigi Sturzo l’11 aprile 2019 il vescovo Pavanello, ha parlato di incontro in linea con l’invito della Chiesa “ad un rinnovato impegno politico”, proseguendo poi evidenziando come vi sia una profonda differenza fra “popolarismo” e “populismo”. “Il popolarismo è una politica che tiene conto dei bisogni delle persone e riconduce ad una proposta concreta e reale difendendo il diritto di tutti, la libertà e la democrazia, – ha affermato il vescovo – il populismo invece rincorre i bisogni sfruttando per fine di parte le paure e gli egoismi”. Forte il richiamo anche alla necessità di una politica onesta ovvero che dica la verità.
Il Convegno si é posto l’obiettivo di “sollecitare una presa di coscienza da parte dei cittadini e delle forze sociali ed economiche della necessità di mettere insieme le forze per lavorare a progetti condivisi di sviluppo che valorizzino le risorse naturali ed umane del Polesine”.

Il ponte tra don Pierantonio Pavanello e don Gianantonio Allegri

L’attuale vescovo di Rovigo, monsignor Pierantonio Pavanello, 61 anni, ha svolto il suo servizio pastorale insieme a don Gianantonio Allegri (rapito da Boko Haram in Camerum, tra i fondatori del movimento ecclesiale “Beati i costruttori di pace”, morto prematuramente nell’agosto 2018, proprio nella Parrocchia San Clemente di Valdagno tra 1987 e 1990.

Proprio nel gennaio 1990 don Gianantonio scrisse il documento “Valdagno cittá del mondo” in vista delle elezioni ammistrative di maggio 1990, insieme alla Commissione parrocchiale “Giustizia e Pace” ponendo al centro dell’attenzione l’accoglienza nei confronti dei popoli migranti (all’epoca definiti extracomunitari), proponendo l’obiezione alle spese militari.
Quegli stessi temi di accoglienza, di ricerca di pace sono stati valori che hanno ispirato anche i vari sindaci (Bosetti, Neri, Acerbi) che negli ultimi 20 anni hanno governato dal centro-sinistra a Valdagno (provincia di Vicenza), storica sede del colosso mondiale tessile “Marzotto”, un’isola felice in controtendenza, nel veneto leghista, raccontata recentemente da Vita.

A Valdagno i contribuenti destinano in massa il loro 5 per mille, per il miglioramento dei loro servizi sociali, asili, residenze per anziani, servizi per disabili e immigrati. 2.975 valdagnesi (su un totale di 26.000 abitanti, 11% dell’intera popolazione) hanno dirottato il 5 per mille per le attivitá sociali del loro comune di residenza, assegnando sul welfare locale ben 75.000 euro.
Questo laboratorio di democrazia participativa ha ottenuto lo storico risultato della re-elezione del sindaco di centrosinistra Giancarlo Acerbi (pd) malgrado la discesa in campo dei ministri Salvini e Stefani.

Espressione Popolare

Infatti lunedi scorso 3 giugno, il ministro Matteo Salvini é venuto a Valdagno con un forte dispiegamento di forze dell’ordine in tenuta antisommossa perché pochi giorni prima, sconosciuti hanno depositato del letame davanti alla sede della Lega durante un’altro comizio di Salvini a Schio (collegata via tunnel con Valdagno).
Salvini sottolinea che “qui comanda la sinistra da qualche decennio. Quando fai campagna elettorale non proponendo idee ma insultando l’avversario, vuol dire che hai già perso. Se la gente che il 26 maggio ha scelto il cambiamento torna alle urne, la partita è vinta. La sinistra ha smesso di occuparsi degli operai prediligendo le cene con i banchieri. Dico largo ai giovani, come Burtini (candidato leghista), un 33enne che porterà una ventata di energia».
Florindo Morsolin, gia vice-segretario generale del Comune di Recoaro Terme, era consigliere comunale agli inizi anni ’80 con la nascente lista civica “Espressione Popolare” (tra le prime in Italia, ispirata da Alex Langer, Giuseppe Dossetti, Carlo Carretto), che dall’opposizione alla Democrazia Cristiana ha costruito le basi etiche del percorso di cambiamento sociale e politico che a Valdagno continua in quest’ultimo ventennio.

Florindo Morsolin é molto preoccupato, spiega che “è venuto per la prima volta a Valdagno, Matteo Salvini, insieme a tutta la giunta regionale del Veneto e una decina di deputati europei. E’ stato accolto come fosse il presidente della Repubblica. Tutta la piazza del Municipio era strapiena. C’erano centinaia di poliziotti in divisa di sommossa. Per un’ora gli hanno tributato applausi a non finire per ogni affermazione che faceva, contro gli immigrati, contro i corrotti, contro Acerbi Giancarlo, contro Zingaretti insomma contro gli oppositori, contro tutti, prendendo in giro anche la Chiesa. Non possiamo accettare questo attacco alla nostra fede, ai valori di pace, che ci hanno insegnato i nostri nonni durante la guerra di liberazione. Serve una risposta immediata o….mai più”.

Daniela Povolo, 25 anni fa partecipava alla Commissione parrocchiale Giustizia e Pace con don Gianantonio Allegri, oggi coordina la bottega del commercio equo Canalete di Valdagno, ha commentato che “i valori della pace che ci ha insegnato don Gianantonio Allegri, sono valori che con Giancarlo Acerbi non andrebbero persi ma con Burtini e quelli che lavoreranno con lui l’orizzonte è buio. Mi sento angosciata. Ma ho fiducia nei valdagnesi”.

Partiva con il 60% del centrodestra alle Europee e il peso dei big leghisti Salvini, Stefani e Zaia che sembravano far pendere l’ago della bilancia verso il candidato leghista Alessandro Burtini. Ma le urne, domenica, hanno ridato la fascia tricolore a Giancarlo Acerbi (nella foto) , sindaco del centrosinistra, formatosi nell’oratorio Don Bosco di Valdagno, detto “Lallo” nei gruppi giovanili degli anni 70, accompagnati da don Pino Arcaro, successivamente responsabile internazionale del Prado a Lione e oggi parroco ottantenne a Piana di Valdagno.

Un risultato per nulla scontato, con un’affluenza del 58% in calo di solo 6 punti rispetto al primo turno, in una battaglia che ha visto sfilare in città il vice-premier Matteo Salvini e, per ben due volte in due settimane, il governatore Luca Zaia. Perfino durante l’ultimo spoglio, nella sede del Caroccio di corso Italia c’erano un ministro, Erika Stefani, e un deputato leghista, Erik Pretto. Un distacco di 316 voti che ha decretato il primo cittadino per i prossimi 5 anni.
Mariangela Selmo, amica di don Gianantonio, giá consigliere comunale Pd, orgogliosa della sua famiglia affidataria aperta, oggi con 5 figlie aggiunge “davvero una grande gioia sapere di vivere in una città che non cede all’odio e non si fa stregare dalle false parole”.

Rina Lazzari, assessore uscente ai servizi sociali – come insegnante all’Istituto Alberghiero di Recoaro organizzó vari viaggi della legalitá a Palermo, sottolinea che “é stata durissima ma davvero la nostra squadra ha fatto la differenza, tutte persone che insieme al nostro sindaco Giancarlo amano la nostra Valdagno e vogliono il bene collettivo!”.

Giancarlo Acerbi, neo eletto commenta che “la stanchezza si fa sentire, insieme ad un mix di emozioni, ma non posso fare a meno di mandarvi il mio più grande ringraziamento per la fiducia che mi avete voluto rinnovare.
L’ho detto nelle scorse settimane e intendo confermarlo nei prossimi 5 anni: contate su di me! 6.795 grazie! #contano le persone. Un grande “grazie” ai Sindaci di Schio e Thiene, Valter Orsi e Giovanni Casarotto, che sono venuti a sostenermi. Due Sindaci di città importanti, concreti, vincenti, con cui in questi anni abbiamo collaborato molto e stretto un forte legame. I veri Sindaci si occupano di risolvere i problemi e di sviluppare progetti d’area: le amicizie di partito non contano e non portano nulla ai territori, solo parole e promesse che poi cadono nel nulla, come già accaduto per alcuni Comuni vicini. L’Alto Vicentino, invece, è una realtà forte, di oltre 200.000 abitanti, che sta portando avanti progetti veri: sull’orientamento scolastico, sullo sviluppo economico, progetti sul digitale, la candidatura all’Unesco del nostro patrimonio culturale, la richiesta di un Commissariato di Polizia dell’Alto Vicentino, la costituzione dell’Unione Montana e molti altri. Abbiamo messo Valdagno al centro di questi processi perchè è da lì che possono arrivare benefici reali per i nostri cittadini. Le alleanze sono fondamentali se sono concrete e se servono a portare avanti progetti intelligenti. Molto c’è ancora da fare e siamo pronti a lavorare di nuovo insieme!”,conclude Acerbi.

Un filo diretto tra Giustizia e Pace di Valdagno e il dicastero vaticano

A Valdagno la commissione Giustizia e Pace coordinata da don Gianantonio Allegri ha iniziato una tradizione di dibattiti al Cinema Super o in sala Foster, invitando testimoni come monsignor Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea e già presidente di Pax Christi che recentemente ha denunciato che “Pregheremo per Salvini, perché faccia il ministro secondo la sua coscienza ma non ci coinvolga in posizioni che sono anticristiane e antimariane”. Per Bettazzi, “quel che è triste è pensare che se Salvini lo fa e lo ripete è perché sa che gli rende, anche elettoralmente. Ed è vero che, fin dai tempi di Adamo, cerchiamo spesso chi possa giustificare anche religiosamente le nostre chiusure e i nostri egoismi, magari fischiando il Papa perché si richiama troppo al Vangelo. Osserva Bettazzi: “Se il ministro dell’Interno si gloria di avere, chiudendo i porti, diminuito il numero degli immigrati (ma cosa ha fatto per farli restare nel loro Paese o per liberarli dai feroci campi di concentramento della Libia?) e se, dimenticando i principi umanitari di assistenza ai disperati, sventola il suo Cristianesimo, non può dimenticare che Gesù nel Vangelo dichiara ‘maledetto’ chi non accoglie lo straniero e che la Madonna cui è rivolto il Rosario ci ricorda che Dio rovescia i potenti dai troni e innalza gli umili”.
Anche nel clero vicentino come nel Vescovo Pavanello c’é molta preoccupazione.
“Quando ho visto il rosario ostentato e baciato in un comizio di partito a scopi elettorali – spiega il parroco di Cornedo, don Claudio Bassotto, 47 anni – ho provato profonda tristezza, amarezza e delusione. Come cristiano sono profondamente indignato perché offende me, la nostra fede cristiana e tantissimi uomini e donne che considerano il rosario un oggetto di pietà e non un feticcio da esibire in piazza; la preghiera è una cosa sacra e non si può usare per fini propagandistici. Come uomo sono sconcertato, vedendo una piazza gremita che non si scandalizza e che fischia quando viene nominato Papa Francesco”.
Nel giugno 2018 é approdato a Valdagno anche Vittorio Alberti, filosofo e collaboratore del cardinale Turkson nel dicastero di sviluppo umano integrale del Vaticano (che mi ha ricevuto nell’ottobre 2017), per presentare il suo libro “Corrosione” (Ed. Rizzoli, 2018) che mi ha appena mandato l’appello per un nuovo umanesimo firmato da Vittorio, dal gesuita Bartolomeo Sorge, da Luigi Ciotti, (Gruppo Abele e Libera) e Chiara Tintori, studiosa di politica.

Nell’Appello si spiega che “non si costruisce una casa iniziando dai muri, ma dalle fondazioni. La cultura, la coscienza civile sono le fondazioni, la base. Non è sufficiente accordare i capi di Stato, ma bisogna riunire i popoli, nel rispetto delle loro diversità. Dobbiamo ripartire dall’umanesimo per far rivivere la nostra migliore intelligenza e autenticità del passato permeandone le nostre periferie disagiate e degradate”. Fondamentale il ruolo della politica, l’unica che “può rendere concretamente praticabile un programma di risanamento anche morale, capace di mobilitare le energie sociali utili, necessarie ed efficaci per dare credibilità e forza a questa ambiziosa rigenerazione culturale che va prioritariamente svolta nelle scuole e nelle università, sedi naturali della memoria e della formazione, laboratori della libertà. Questo progetto riguarda tutti, partendo da chi è più disagiato, facendo delle periferie il centro fino a superarne la distinzione secondo un umanesimo che veda i diritti dell’uomo intrecciati a quelli della natura, i problemi dell’ambiente intimamente connessi a quelli sociali”, riporta ANSA in occasione del lancio dell’appello a Milano, venerdi 14 giugno.

“Il volto neoliberista della globalizzazione – che ha determinato come rabbiosa reazione l’affermazione sovranista – annienta le diverse culture. Non si può quindi contestare il sovranismo senza contestare anche l’omologazione neoliberista” afferma questo appello che si collega al discorso sulle diseguaglianze di Papa Francesco quando il 20 ottobre 2017 mi ha ricevuto in Vaticano dopo una settimana di lavori alla Accademia Pontificia di Scienze sociali,
Con il messaggio del Vescovo di Rovigo Mons. Pierantonio Pavenello e il laboratorio di democrazia partecipativa di Valdagno, dall’ex sacrestia d’Italia (come definita Vicenza nel secolo scorso) emergono nuove sfide tra fede e politica.

Cristiano Morsolin

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