Home / Famiglia / Non solo sport. Brucia la Cattedrale, ma non le sue ‘ radici cristiane’. Cara Signora, ma ‘quella’ fa per te?

Non solo sport. Brucia la Cattedrale, ma non le sue ‘ radici cristiane’. Cara Signora, ma ‘quella’ fa per te?

LA CRONACA DAL DIVANO. All’andata aveva pareggiato  contro i terribili baby dell’Ajax,   la Signora, grazie ad un controllo ‘  del Menga’ di tal Concelo. Se avesse portato a casa i tre punti sarebbe stato ( forse) meglio; ma andava  bene anche così, per restare sulla corda e per non ‘ allentare’ l’attenzione , anche nei minimi particolari,  onde eliminare una formazione che se non avesse già programmata la cessione dei suoi ‘pezzi’ migliori potrebbe dar ( negli anni a venire) del filo da torcere ( anche)  alle ( miliardarie)  protagoniste del calcio europeo.
Un pareggio che non è bastato, però, perchè la baby banda olandese è scesa a Torino e pur al cospetto di cotanta esperienza se n’è fatta un baffo ed ha estromesso ( 1-2) la Signora dal suo sogno Champions 2019.  Incredibile, ma vero. A dimostrazione che se non si corre per  ( almeno ) cento minuti poco o nulla si può più fare nel Vecchio Continente.

Contro il Manchester passa invece il Barca del Leo, andato due volte  in gol. Ora, per completare il quartetto delle semifinaliste, mancano il  Tottenham e  il  City degli ‘ spendaccioni del Golfo’, e così il Liverpool  che già all’ andata si è portato avanti coi lavori contro quei   poveracci’ del Porto.  La storia esige la sua parte. Tanto che, se dovessimo, al momento, indicare delle possibili favorite 2019 piazzeremmo, nell’ordine:  Liverpool ( 5 Champions), Barca ( 5 Champions) e  Ajax ( 4 Champions).
Imbarazzante è stata invece la prestazione dell’andata del Napoli contro l’Arsenal. Soprattutto nel primo tempo, dove una formazione debitamente preparata doveva mostrare ben altra resistenza davanti agli storici  protagonisti della Premier. Ora, ribaltare il 2-0  messo in sacca dagli inglesi ,  sarà impresa (pressochè) impossibile. Anche perchè in campo non scende  nè il Carletto, nè  tantomeno il  Cr7. Che ben altre garanzie darebbe.
Il ‘colpo‘ inferto alla Signora è comunque ‘duro’ da digerire non solo per la squadra di Torino ma anche per il calcio italiano. Perchè se i nostri giovani talenti sono quelli visti nel ritorno di Champions non c’è da fare tanta festa. Bravi ragazzi, senz’altro,  i Bernardeschi e i Kean,  i Rugani e i Di Sciglio, e anche ( potenziali) buoni giocatori, ma di ‘ fenomeni‘ meglio non parlare. Almeno per quanto dimostrato  in questa catastrofica serata. Perchè quelli c’erano, senz’altro, e in abbondanza, ma con altra maglia vestiti.

Altri sport. Svanito il sogno di  Molinari al major di Augusta  in Usa, aggiudicato al redivivo  Woods. Per  ‘Chicco‘ solo ( si fa per dire) un onorevolissimo quinto posto. Laudadio e D’Amato, festa azzurra agli Europei di ginnastica. Marco è argento agli anelli, Alice bronzo alle parallele.

Cronaca. Brucia l’antica cattedrale di Notre Dame di Parigi . Brucia non per un attentato o per altro intento doloso. Brucia per una ‘distrazione‘, tutta da verificare, di quanti stavano lavorando alla sua opera di  ‘ ristrutturazione‘.  Incredibile, ma vero. Quando la notizie si è sparsa per la grande metropoli la gente, segnalano i cronisti, di qualsiasi ceto e origine, di qualsiasi colore ed estrazione religiosa, di qualsiasi età e genere, s’è precipitata ( incredula ) a verificare direttamente quanto di inatteso stava accadendo.
Qualcosa che non doveva riguardare  un monumento storico, un concentrato d’arte e storia, un prestigioso lascito collettivo d’un millenario passato, ma un fondo di appartenenza ed identità che ad altro può appartenere se non  ‘ a  mai abbandonate  comuni radici cristiane’ ?

QUEI RIDICOLI E REITERATI   ’BUU BUU’. ’Mai più’ sentenzia il Mancio da Jesi al suono dei soliti ‘buu buu‘ che come margherite a primavera continuano a costellare gli spalti dei nostri (obsoleti) campi da calcio.  ‘Mai più‘ gli fan eco  gli altri. Tutti, o quasi, perchè c’è ancora chi ha dei dubbi in proposito. Riproponendosi.
Non tanto sulla quaestio razzismo che questa dovrebbe appartenere ad una ( non sotto valutabile) minoranza, ma sulla reiterata abitudine a dar luogo ai peggiori in ogni manifestazione pubblica. Se è vero ( com’è vero) che la ‘ stragrande‘ maggioranza di quelli che vanno allo stadio sono contro ai ‘ buu buu’ perchè, non appena s’intonano, non li seppelliscono sotto una coltre di vergogna?  Sistematicamente, perentoriamente, clamorosamente : come si faceva un tempo con i ‘cretini’ del luogo?  Perchè?
Mentre per quel che riguarda  il Kean, che  italo è italo resta, non se la prenda più di tanto con certi nostri soggetti. Cerchi ( casomai) di essere ( per quanto può) cristiano, nel senso di  perdonare  tutti coloro che hanno qualcosa da ridire ogni volta che la loro squadra va sotto. In fondo, come insegnava il maestro: ‘ Essi non sanno quel che fanno’.
Sbirciamo inoltre la cronaca. Caso Zaniolo. Sul futuro del ’gioiello’ romano sta montandosi un ‘ caso’. Il ragazzo, 19 anni appena, giusto per tenersi in linea con le usanze dei peggiori del suo ambiente, avrebbe risposto a ( precisa) domanda: ‘ Ho un debito con la Città e con il Club, ma ai contratti non penso io. Vedremo!’.  E che c’è da vedere, santo ragazzo, lei deve ancora ’sbocciare‘ in un prato dove godono da matti a recidere ( anzitempo)  ’ gioielli’ e  ‘predestinati‘ e lei già si pone il problema del vil danaro?  Sicuro che la stiano consigliando per il meglio?
Sicuro che sia questa  la strada migliore  da percorrere?  Sicuro? Vero è che sono in tanti nel suo (nuovo) mondo a privilegiare il contante al cuore, provi però a conteggiare quanti di quelli che giocano le (grandi) occasioni della  vita sull’avidità riescano, poi,  a diventare ( al contempo) vetusti e ammirati, vetusti e amati, vetusti e ricordati ? Provi, potrebbe esserle d’aiuto.

RETROSPETTIVA. Se Marc Marquez, il ‘ bravaccio‘ cataluno di MotoGp, voleva dimostrare d’essere un fenomeno super partes non ha (proprio) azzeccata la formula esatta. Anzi. A dirla tutta, caso mai ce ne fosse  stato  (ancor) bisogno, ha proprio imboccato quella sbagliata. La più sbagliata che poteva. Infatti, tanto per non far parte dei mortali, come s’è abbassata la bandiera a scacchi se n’è involato pei fatti suoi lungo la pista disegnata nella pampa argentina.

Dimostrando che il segreto delle sue mirabolanti imprese sta (soprattutto) nella cavalcatura ( meccanica) che gli hanno messo a disposizione.  Cavalcatura, per lui, simile ad una puledra araba e, per gli altri, a bardotti normanni. Claro che così stando le cose c’è poco da dire, da fare, da sperare. Gli assegnino (pure)  quel titolo, punto e basta. Tanto più che lo spettacolo c’è, ma altrove, alle sue spalle. Donde due arzilli vecchietti, l’uno in rosso l’altro in blu, sanno ancora esaltare la passione per questo periglioso et spettaculare  sport moderno.
E comunque, nel turno argentino, i nostri non si sono battuti male: nella Moto3, il 18 enne Arbolino è arrivato sul podio; nella Moto2, il Balda ha concesso un’altra replica, facendo intonare nella pampa metà italiana, l’inno dei nonni; nella MotoGp,  dietro al ‘bravaccio‘, due ( mirabili) magister : il più grande di sempre, Vale da Tavullia; il più grande dopo di lui, Dovi da Frampulla.

Trapassando da un campo ‘ rosso’ all’altro, non si pote ignorare quanto i media ( Sky in primis) non hanno l’ardire di sputar fuori dai denti: il fenomeno in Bahrein non è stato Hamilton, che solo per una ‘beffa‘ del dio dell’auto s’è trovato il lauro sul capo,  ma quel  poco più che  ventenne che ha sbalordito come pochi altri sull’auto che scrive la storia.
E’ auspicabile che il suo (ex) capofila  si rimetta ( presto) in sesto, perchè a Toto ( Wolf ) non sia concesso  di aprire le porte Scee per far entrare il suo cavallo di legno. Ma, per quel che ci riguarda, pur con tutto il rispetto per un quadri campione del mondo, il passaggio di mano già è avvenuto.
Per la prima volta dacchè lo conosciamo, infatti, il Toto  che quando vorrà mutare quella spenta camicia bianca in una accesa di color rosso  sarà sempre tardi, non ha esultato. Abituato a guadare oltre i primi tornanti, ( probabilmente) deve avere visto sorgere qualcosa che assomiglia ad una stella cometa.  Di quelle rare. Rarissime. Imprevedibili. Capaci di sconvolgere delicati e costosi equilibri. Ci fermiam, qui, per rispetto, anche perchè come direbbe  mister Allegri costui ( come il suo Kean) non è  ( al momento)  nè il Nivola, nè l’Airton, nè il Schumi.

Brevi note di cronaca. Non parte bene dalla pole il giovane Carletto. Ma rimonta. Sul re Hamilton, sul capofila Vettel, e si lancia in una solitaria,  entusiasmante  avventura sul torrido  deserto che lambisce il Golfo.  A circa 15 giri dalla conclusione del Gp, vantava dieci secondi sul re nero e quaranta sull’algido finnico.
Una eternità. Infatti, Toto, il gran visir delle ‘ frecce d’argento’, che le cose prevede prima ancora di capirle, s’è  improvvisamente rabbuiato. Suo malgrado, doveva aver visto qualcosa di eccezionale comparire all’orizzonte. Probabilmente, sì. E che, poi, un banale guasto, abbia frenato la mirabolante corsa poco importa.  Quel sogno ‘rosso’ crudelmente spento nel momento in cui stava per realizzarsi lo si ricorderà per sempre. Per vincere c’è tempo. Eppoi alla ‘rossa’ interessa ben altro.  Lo sappiamo. Lo sanno tutti al mondo. Come l’oracolo di Delfi, difficile che la ‘rossa’  consenta ad un principiante tanta lunga, autorevole e solitaria  esposizione  agli occhi del Pianeta.

GP BAHRAIN.  Hamilton ( Mercedes), Bottas ( Mercedes), Leclerc ( Ferrari).
CLASSIFICA PILOTI. Bottas ( Fin) punti 45, Hamilton ( Inghilterra) 43; Vestappen ( Ola) 27; Leclerc ( Mon) 25; Vettel ( Germ) 22.
CLASSIFICA COSTRUTTORI. Mercedes 88, Ferrari 52.

ALTRE DI SPORT.

 

Sentite invece che ‘filotto‘ hanno inanellato gli azzurri del karate: Luigi Busà, 75 kg, oro europeo; Viviana Bottara, kata, e Angelo Crescenzo (-60kg), argento; Silvia Semeraro(-68kg) Mattita Busato (kata) e il team rosa di kumate ( Pasqua, Busà, Ferracuti, Semeraro). Nella finale femminile kata la squadra  ha vinto l’argento.

GLI IMMORTALI. È ritenuto uno dei più grandi allenatori di ogni epoca e il suo Milan (1987-1991) una delle squadre migliori di ogni epoca, da alcuni la migliore di sempre.
France football oggi lo mette al terzo posto assoluto, dopo Michels e Ferguson. I suoi metodi di allenamento e le sue idee e convinzioni sono stati spesso oggetto di discussione. Sacchi ebbe inoltre numerosi screzi con l’opinione pubblica e con alcuni suoi giocatori: proprio per questo è stato spesso accusato di ritenere prioritari gli schemi rispetto agli uomini. Nel settembre del 2007 il Times lo ha nominato miglior allenatore italiano di tutti i tempi e 11º in assoluto a livello mondiale. Nel 2011 è entrato a far parte della Hall of Fame del calcio italiano.

Da allenatore del Milan, squadra che ha guidato dal 1987 al 1991 prima di tornare per una breve esperienza nella stagione 1996-1997, ha vinto uno Scudetto, una Supercoppa italiana, due Coppe dei campioni, due Supercoppe europee e due Coppe intercontinentali.
Durante la sua prima esperienza a Milano Sacchi forma il team soprannominato gli Immortali, una delle squadre di club migliori di tutti i tempi secondo la UEFA,oltre che una delle squadre più vincenti della storia del Milan. Ha allenato dal 1991 al 1996 anche la Nazionale italiana, guidandola ai Mondiali di calcio del 1994 (finalista) e agli Europei di calcio del 1996 (eliminazione al primo turno).
Nel 2006 la rivista internazionale France Football ha nominato il Milan di Arrigo Sacchi migliore squadra del mondo del Dopoguerra.L’anno seguente un sondaggio online pubblicato nella rivista inglese World Soccer nominò il Milan di Sacchi (in particolare quello della stagione 1988-1989) la squadra di club più forte di tutti i tempi, nonché la quarta migliore di sempre in assoluto, dietro al Brasile del 1970, all’Ungheria del 1954 e ai Paesi Bassi del 1974.
Tra i giocatori che scesero in campo nella finale vinta ( 4-0) contro la Steaua,  c’era gente del calibro di Baresi, Maldini, Tassotti, Costacurta, Ancelotti, Donadoni, Rijkaard, Gullit eVan Basten. Una formazione unica, irripetibile.

 

BENEAMATA E MELE INDEGNE ? Con la ‘ bocciatura‘ in Uefa è sembrata consumarsi  la parabola 2018/2019 della Beneamata. Che, a dirla tutta, amata proprio da tutti non dev’essere. Se è vero che, di questi tempi, tra l’uno e l’altra, si sono mezzi di buzzo buono per mandarla dritta dritta nel fosso. La vittoria nel derby potrebbe risultare un ‘ brodino caldo’ e poc’altro.
In giorni non sospetti, limitatamente alla ( amena) vision concessa ( stando sparalazzati) su un divano, avevamo intuito che qualcosa stava scricchiolando  nella formazione dell’allenatore tosco  col cilicio sempre indosso: piangina qui, lamentevole là.
E quel qualcosa aveva iniziato ad instillarlo   il buon Ivan ( Perisic) croato cresciuto  nell’umile  Hajduk Spalato e , finito,  dopo ( scarso) significativo migrare ( soprattutto) in Belgio e Germania, nientemeno che in una delle capitali mondiali del calcio: la Milano di San Siro, stadio dedicato ad un bicampione del Mondo, dove si sono vinti 36 scudetti del campionato ( per decenni) più prestigioso del Pianeta ( attualmente al secondo/terzo posto del ranking Uefa) e alzate ( tra l’ altre) 10 Champions ( sulle 16 finali delle 63 complessive finora disputate).
Un qualsiasi ‘bocetto‘ nato nei Balcani avrebbe ( di certo) gioito più per cotanta sorte  che per l’argento in un Mondiale ( presto) ‘orfano’ delle formazioni che hanno scritto la grande storia di questo sport.
Che ha fatto invece il rude Ivan? S’è lamentato. (Ri)lamentato. Dichiarandosi voglioso a migrare verso l‘Albione dei danarosi,  sogno vivido fin dalla culla. Reiterando ( successivamente ) la lamentela. A quel punto ci siamo chiesti: che s’aspetta, alla Beneamata, ad accontentare tanto tenero sognare, acquistando un biglietto di sola andata per il suo prode sognatore ? Buon elemento, come dice l’amico connazionale Boban di ben altra pasta fatto,  ma nulla di speciale. Nulla di memorabile. Come ribadito  anche nel  vincente derby dei record d’incasso.Di beghe ( quest’anno)  la Beneamata   ne  ha accumulate tante. Di sua sponte e non solo. Qualcuna se l’è cercata, qualche altra no. Speriamo solo, come suggerisce mastro Moggi,  trovi ora il coraggio e l’avvedutezza di cominciare a ridurle. Sensibilmente. Cominciando con il ‘ togliere’ le mele ‘indegne’ dal cesto. Quelle ‘indegne‘, però, e solo quelle.

 

IL FUORICLASSE. Il fuoriclasse, quello a cui gli dei  concedono di salire  le vette dell‘Olimpo sportivo,  ‘appare’ quando  una situazione ( umanamente) impossibile  diventa  ( realmente) grazie a lui possibile. Quel fuoriclasse, nella circostanza,  in questi nostri tempi, porta nome di Cristiano, per molti Cr7,  formidable puntero in carriera di tre squadre importanti nei tre campionati più qualificanti del Pianeta.
A 33 anni molti lo davano per consunto, tanto che nell’andata contro i terribili colconeros del Cholo  avevano  incominciato ad intonare  ( senza interpellar  Eupalla) il suo canto funebre.  Ma si sa che Eupalla, imprevedibile, permalosa e irridente com’è, vuol essere lei a decidere la sorte di questo o quel pedatore.
E questa volta, un volta di più,  deve avere deciso che non è ancora tramontata la straordinaria parabola sportiva del ragazzo nato in una remota  isola portugheisa dell’Atlantico e  tornato, oggi, coi colori della Signora,  il ‘ più grande‘ tra i pedatores  in circolazione sui verdi campi da gioco del pallone, lo sport prediletto in ogni Continente.

Fatto è comunque che la Signora ribaltando un pronostico che la dava già morta e sepolta, è approdata ai quarti. Lustrando gli occhi  d’una società modello per l’Europa, d’un allenatore stravagante ma  ( quando vuole)  attento e scaltro,  d’un lotto di compagni d’avventura  straordinari e pronti a scriver ( insieme) grandi pagine di storia.
Tra gli altri, nel lotto, sono comparsi   (almeno) tre giovani abili e  arruolati per quella Nazionale del Mancio  da Jesi, in fase di convocazione, e che , dopo il disonore, cercherà di riscattare l’onore perduto   puntando ( per gradi, ovviamente) a quella ( prestigiosa)  pentastella che da ( troppo) tempo  resta in fiduciosa attesa.

TURNI OTTAVI . Oltre alla Juve,  che ha vinto 3-0, passa il turno anche il Manchester City che ha rifilato sette  gol nella rete di quei poveracci dello Schalke. Hanno superato il turno anche  Barca ( 5-1 al Lione )  e Liverpool ( 1-3).  In breve quattro squadre Premier passano ai quarti, con una spagnola, una portoghese e una olandese. Oltre, ovviamente, alla nostra che se gioca in futuro  come contro  l’Atletico può aspirare ad essere ( potenzialmente) quanto tutte altre messe assieme.

Penose esibizioni in Uefa di Napoli ( sconfitto a Salisburgo, 1-3) e dell’Inter ( o-1 contro il Francoforte).  Il Napoli passa, l’Inter invece si accomoda sul fosso.

Questo il sorteggio Champions : Ajax- Juve ( 10 aprile andata); Liverpool-Porto, Tottenham- Manchester City, Barca-Manchester United.
Questo il sorteggio UEFA: Napoli-Arsenal, Villareal-Valencia, Benfica-Eintracht, Slavia- Chelsea.

Penose esibizioni in Uefa di Napoli ( sconfitto a Salisburgo, 1-3) e dell’Inter ( o-1 contro il Francoforte).  Il Napoli passa, l‘Inter invece si accomoda sul fosso.

Nota a parte. Con piacere  notiamo il ‘ miglioramento‘ in casa Sky del commento calcistico. In generale,  e in particolare grazie al contributo del don Fabio che ( finalmente) liberatosi degli ultimi  ( non felici) trascorsi con le nazionali di  Inghilterra e Russia, ha ripreso a rimirare eventi e personaggi del calcio di casa nostra.
Dobbiamo ammettere, con ( grande) competenza, lucidità, sintesi. Diciamo che ci ’azzecca’, eccome. Vedi il vaticinio  sull’impresa dei ragazzi dell’Ajax al Bernabeu. Stando le cose in questo modo, non possiamo quindi che esultare per avere ‘ ritrovato‘  un contributo  ( tanto) importante per la risalita del nostro sport preferito  ( stadi e commerciale  a parte) nell’Olimpo europeo.

BRAVI E BRAVACCI. Frampulla è il paese dell’Artusi, signore dei fornelli. A Frampulla  ( ex Forum Popili) un tale detto  ‘ Passator cortese‘ vuotò i borselli dei  ricchi per andare a riempire quelli dei poveri.   A Frampulla quando inizia a soffiare aria di  Primavera si dà fuoco alla Segavecchia.
Per  tutto questo  l’abitato   attorno alla rocca d’Albornoz  è noto. Fino ad oggi. Perchè da adesso in poi ad illustrare al meglio le sue virtù non potrà che essere quel tale che monta una    ‘ rossa’  moto di Borgo Panigale con il potere di  elargire messa e benedizione qua e là per il mondo e ( in particolare)  ai ‘ bravacci’  che popolano in  quel mondo.

L’ultimo duello ingaggiato contro il ‘ bravaccio’   cataluno sotto le luci artificiali della pista nel deserto del Qatar è di quelli che resteranno memorabili.  Non si sa se servirà o no a consentirgli di vincere, come ormai merita, un mondiale MotoGp. Non si sa. Non sappiamo. Certo  è che ha inferto una profonda ferita al cuore degli avversari tanto che,  ora come  mai coalizzati, stanno  affidando ad un Azzeccagarbugli  di nome l’onere di sopperire con qualche ‘grida‘ ben assortita alla genialità  motoristica che a lor manca.
Al momento, tutti si chiedono se Dovi  ha vinto o no la gara iniziale in Qatar. Bisognerebbe fare tutto bene e velocemente. E mentre il ‘cartello’ dei lamenti spera di averla di vinta, quelli della ‘rossa’ di Borgo Panigale si dicono ‘tranquilli‘. Paolo Ciabatti, responsabile Moto Gp della Ducati, dice: ” Il delegato tecnico ci aveva dato il via libera lo scorso 2 marzo”.
Di entrare  in ambito tecnico per discutere se la ‘pinna della discordia’  abbia aggiunto o meno carico aerodinamico  alla moto,  manco ce lo sognamo. Ci turba invece il  maldestro tentativo di volere sottrarre al Dovi  da Frampulla una vittoria che sa di grande, memorabile, impresa.  Che comunque sia l’esito ( forse tra 4 settimane) del ricorso dei lamentevoli, resterà impressa a fuoco vivo nell’immaginario sportivo di quanti hanno avuto la fortuna di esserne testimoni.

Una ‘‘noticina’ di merito va comunque al più grande di questo sport: il dottore di Tavullia che pur  costretto  a cavalcare una ‘ ciocia‘ di moto dal 14° posto in griglia è risalito al quinto. Davanti perfino al suo giovane coequipiere Vinales, superato e abbandonato due posizioni sotto.
Nella prima di moto campionato, non solo il Dovi ha fatto suonare l’inno di Mameli.  Perchè anche il Balda(ssarri)  nella Moto 2 ha ottenuto lo stesso trattamento, dopo avere tenuto ( faticosamente) a bada quel mastino del Luthi.Del secondo posto invece s’è dovuto accontentate il Della Porta dietro un (sorprendente) Kaito Toba.

A margine della fantastica performance in pista, si segnala il reiterato reclamo della HondaC  contro la ’pinna’ della Ducati. Una volta quelle diatribe ( tecniche) si risolvevano in riunioni ad hoc, oggi, invece, con i social imperanti, e gli interessi sopra ogni cosa ( buonsenso compreso), ci si sta abituando a tornare a lavare ‘ i panni sporchi’ in piazza. Con vantaggio di tutti. Ovvio.

NON LA VOGLIONO CAPIRE.  ” Dagli arresti per doping e dintorni di Seefeld – commenta Pier Bergonzi su ’ Lo spunto’ – sale un rancido odore di vecchio. Vecchio come l’impiego delle trasfusioni di sangue per migliorare le prestazioni, come i nomi che ricorrono, come la mentalità di chi proprio non la vuole capire”.

Odore di vecchio? Perchè c’è chi non la vuol capire?  Già, e  chi non vuol capire? Lo sport, la sua organizzazione, i suoi interpreti piccoli o grandi che siano, l’informazione che gli grava attorno? Chi? E’ comunque bastato un semplice blitz mattutino delle polizie austriaca e tedesca a Seefeld, sede dei mondiali di sci di fondo,  per cogliere con la siringa conficcata nel braccio uno degli eroi che di lì a poco sarebbe sceso in pista per andare a strappare chissà quale lauro  per conto  suo e della bandiera che rappresenta.
Nove gli arresti, cinque sono atleti.  Tra i non atleti c’è anche il medico della Gerolsteiner di ciclismo, ( a suo tempo) travolta dagli scandali doping. Sì, perchè qui, nonostante le evidenti coperture a livelli diversi diffuse in ogni angolo del Pianeta,  non s’è ancora ben capito  se ‘sta questione doping venga affrontata come si deve oppure  no.
Una questione doping che potrebbe riguardare molti sport, addirittura anche quelli finora tenuti in zone franche, ma solo perchè talmente importanti  da rischiare la  deflagrazione dell’intero sistema sportivo mondiale.  E tuttavia, a noi, per quel poco che contiamo, di deflagrazioni minimali o massimali poco interessa.
A noi, per quel filo irrazionale e sentimentale che ci lega ancora all’evento sportivo, interessa che quanto si va ad ammirare, allo stadio o in altro che sia, lo si possa fare  ’ a cuore sereno‘. Credibilmente.  D’imbrogli ed imbroglioni, insomma, ne abbiamo l’anima piena. Un appello però ai media: non  lascino cadere nel vuoto questa miseria umana.

 

LA ROSSA LIVREA. Quando il Campionissimo di Castellania ‘ strizzava’ il nasone e il Pirata di Cesenatico ‘gettava ai fossi‘ la sua gialla bandana, la gente coglieva il segnale che qualcosa di straordinario stava per accadere. Ed iniziava così a farsi trasportare, sulle ali della fantasia, verso le vette misteriose ed inebrianti degli anfratti onirici più reconditi e riposti.
Solo a rari  interpreti gli dei hanno concesso tali poteri. Rari davvero.
Tanto che finiscono con l’esulare in breve dal loro ambito d’avvio per andarsi a collocare nelle sfere più recondite del vivere umano, che non contemplano più solo e soltanto sport, ma anche qualcos’altro. Di ineffabile, solitario,  inimitabile.  E che in qualche manciata di casi trapassa dagli uomini a quello che gli uomini semidei hanno saputo di meglio creare.

E’ questo il caso della ‘ rossa’ di Maranello, un veicolo da gara, con quattro ruote, come tanti altri più o meno competitivi che si producono nel Mondo, e che però quando  innesca  il suo ruggito ‘urge’  gli uomini a volare in altri ambiti. Orizzonti illimitati, desideri, speranze.
Dicono che dietro a quella sagoma dalla livrea inconfondibile ci sia un Paese intero, il paese degli Italoi, di coloro  cioè che come  (segnalavano ) gli antichi greci  ’ abitano ad Occidente‘, ma è proprio così? Non è che, qui, un singolo Paese conti ( ormai) più poco o nulla? Visto che basta dare un’occhiata, anche fugace, ai bordi delle piste da corsa d’ogni angolo del Pianeta, per coglier della ’rossa’ il colore ( nettamente) prevalente  su tutti gli altri?

E comunque sia,  la ‘rossa‘ livrea 2019 è stata presentata al Mondo dal suo quartiere storico di Maranello. Con, sullo sfondo,   un manipolo di uomini e donne, pilotato dall’ ingegner Binotto, 49 anni, che di svizzero ha solo l’anagrafe, visto che è figlio prediletto della ‘rossa’  da un quarto di secolo.
Il suo  obiettivo dichiarato è quello di  portare a Maranello il 32 titolo, strappandolo alle ‘ frecce d’argento’ dopo cinque anni di ( discutibile) dittatura.   Non sarà impresa da poco. Ma questo non spaventa. Per nulla. Visto che ( dal 1950) il profumato lauro gli è congeniale.
Due i suoi driver: uno ‘anziano‘, Vettel, 31 anni, l’altro ‘ imberbe‘, Leclerc, 21 . Il primo ha già vinto quattro titoli mondiali , il secondo deve ancora far conoscere chi è.
I patti tra loro dovrebbero essere chiari. Il primo punterà al quinto titolo, ma il secondo dovrà fare la sua parte. Del resto come potrebbe non farla montando su quella prodigiosa vettura che quando ruggisce  fa venire la pelle d’oca ? Dei test in Catalunya ( iniziati col vento in poppa) ci occuperemo quando saranno completati. Lasciamo il tempo al tempo.

A proposito di ‘sogni’ e di ‘ fautori di sogni’ lasciam perdere ( al momento) quel ‘dottore‘  di collina marchigiano-romagnola che s’appropinqua al mondiale di MotoGp con un carico di quattro decenni sulle sue spalle. Lui punta al decimo sigillo. Roba da non credere, anche per via dei due ‘ bravacci’ della Honda  che agiteranno ( ancora)   mani e piedi  perchè quel titolo ‘ non sia da dare’.

CURIOSITA’

Questi i numeri della ‘rossa‘: 31 Mondiali ( 15 piloti e 16 costruttori); 970 Gp disputati dal 1950, con 235 vittorie.

ETIMOLOGIE

Sarò meglio chiarire alcuni termini, anche perchè oggi possono risultare utili. Anzi, indispensabili.

 Demagogia è un termine di origine greca (composto di demos, ’popolo‘, e aghein, ‘trascinare‘) che indica un comportamento politico
che attraverso false promesse vicine ai desideri del popolo mira ad accaparrarsi il suo favore a fini politici o per il raggiungimento/conservazione del potere.
 Populismo (dall’inglese populism, traduzione del russo народничество narodničestvo) è un atteggiamento culturale e politico che esalta genericamente il popolo, sulla base di un atteggiamento di forte sospetto nei confronti della democrazia rappresentativa. Il populismo può essere sia democratico e costituzionale, sia autoritario; nella sua variante conservatrice è spesso detto populismo di destra.

l Sovranismo (dal francese souverainisme) è, secondo la definizione che ne dà l’enciclopedia Larousse, una dottrina politica che sostiene la preservazione o la ri-acquisizione della sovranità nazionale da parte di un popolo o di uno Stato, in contrapposizione alle istanze e alle politiche delle organizzazioni internazionali e sovranazionali.
Si definisce sovranismo l’opposizione al trasferimento di poteri e competenze dallo Stato nazionale a un livello superiore, sovranazionale o internazionale, processo visto come fattore di indebolimento e frammentazione della propria identità storica, e di declino e svuotamento del principio democratico, che stabilisce un nesso di rappresentanza diretta fra i cittadini e i decisori politici. Partiti e movimenti politici nei confronti dello Stato muovono istanze di tipo federalista, autonomista, indipendentista.

Nell’ambito delle relazioni estere con l’Unione europea, altre organizzazioni internazionali e sovranazionali, il sovranismo può tradursi in posizioni di isolazionismo politico-militare e di protezionismo economico (che nel caso del fascismo si tradussero nell’aspirazione a un’ideale autarchia).
Il movimento precursore di questa idea di democrazia può essere indicato e riconosciuto nel bonapartismo (Napoleone I e Napoleone III, in accezione cesaristica) e nella rivoluzione francese, specialmente nelle fazioni che si rifacevano alle idee politiche del filosofo Jean-Jacques Rousseau, come i giacobini. ( Da Wikipedia)

FITCH  SALVA L’ITALIA.  ” Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!”.
Così il sommo poeta, che oggi ( molto probabilmente) sarebbe finito confusamente fra i milioni di ‘geni’ ai quali una tecnologia rivoluzionaria ( e straordinaria)  ha concesso di esibirsi a loro esclusivo piacimento giorno e notte, senza soluzione di continuità, a tutte le latitudini. Confuso. Non preso in considerazione. Ignorato.

E comunque chissà che avrebbe scritto davanti ai responsi delle agenzie di rating internazionali sul Belpaese? Responsi, manco tanto oscuri, come quelli degli oracoli antichi, anzi, piuttosto orientati a tenere in perenne soggezione un Paese che ( alcuni, sparsi qua e là pel Pianeta) vorrebbero eternamente bambino. Chino. Tremante.
Giusto, giusto, al punto  per  fargli pagare il fio d’una passata grandezza che (evidentemente) non tutti gli perdonano. E comunque sia, che non esista un modo per rispedire al mandante tali e siffatti responsi, non è da credere. Perchè allora non s’opra a trovare un rimedio, magari una tantum, come  tante altre tasse vessatorie imposte a questo Paese dalla ricchezza sommersa? Se la ghigliottina è quel ‘ maldido‘ debito pubblico, allora, invece di ciancischiare altri anni per dar alibi ai corvi,  perchè non calarlo? Di brutto. Una volta per tutte.
Per palesare ( finalmente) a tutti la nostra reale solidità.
E anche per avere la soddisfazione di poter  andare a ‘ controllare‘ quelli degli altri. Quello della Germania, ad esempio, che non ci risulta essere una bazzecola; ma anche quelli ( non da poco) di Usa, Francia, Regno Unito,  etc etc.
Zittendo ( finalmente)  le agenzie di rating,  che tanto sembrano fantomatiche ‘cornacchie’   ripescate in remoti  antri  per andare ad adempiere  chissà quali disegni degli attuali potentati delPianeta.  Per la generosa Fitch meritiamo tre BBB. Come dire poco:  sopra la ‘spazzatura’. Già, ‘spazzatura‘, ma noi o colei?

E QUESTE SAREBBERO  LE BASI  DELLA NUOVA EUROPA?   Non è che i due vice premier sotto l’ala provvidenziale del premier Conte, ci convincano più di tanto. Anzi, l’uno imberbe, l’altro tracotante, non si sa bene cosa stiano combinando. Con le nostre leggi, con i nostri problemi. Con i nostri soldi, con le nostre frontiere.
Epperò a preoccuparci ancor di più sono quelle ( più o meno) ‘ sante alleanze‘ che spuntano ( ad intervalli più o meno regolari)  nel cuore dell‘Europa con il (reiterato) intento di metter le basi della ‘ nuova Europa‘.  Che più che nuova, basti guardarsi indietro, sembra  essere  un copia e incolla ( si fa per dire) dell’Impero carolingio  o ( in subordine)  del Sacro romano  impero.

Dove a farla da padrona  sarebbero ( ancora  una volta)  Franchi e Germani,  gente (forse) della stessa famiglia, ma che andare d’amore e d’accordo manco   lo sognano.  Più o meno entrambi Goti,   ( bene e spesso) hanno avuto da ’masticare amaro‘ quando dovevano vedersela con i popoli del Sud, i Mediterranei, e nell’ispecie,  Italici o Padani.
Chè senza di loro l‘Europa è  monca. Impotente. Inutile. Del resto che  sarebbero gli Stati uniti d’America  senza il Texas o la California ?   Una mini potenza? Oppure una nazione  sull’orlo d’ un’altra guerra civile?
Udire, di recente, che l’algido  Macron e la pensionanda Merkel si sono stretti  la mano per rinnovare un altro (anacronistico)    ‘asse  a due’ non autorizza  altra speranza  che  ‘ possa saltare ‘ come tutti gli    ‘assi‘ precedenti,  europei e non, a due o tre o quattro, anche perchè  ( ammesso e non concesso) dovesse  ( davvero) ‘ rinsaldarsi’ per l’Europa tutta   sarebbero  grossi  guai in vista,  e per  i due vetero  ’assisti  ‘ in primo luogo. Mamma che furbi!!! Arridateci  … il conte di Cavour,  il  gran cancelliere Metternich e  il general Charlone !
Sì, perchè, anche se i rampolli  stentano a capirlo, l’Europa non è una torta dalla quale estrapolare fette, a proprio  piacimento, all’infinito, ma solo e soltanto ( ancora) una gran bella torta da ‘ godersi’ ciascuno per la propria parte ( insieme)  prima che arrivino altri, altri popoli, a forte desiderio di conquistarsi  i primi posti sul Pianeta, ad inghiottirsela ( tutta d’un fiato)  nelle voraci  bocche loro.
Davanti a  tanta patetica e inusuale incertezza, speriamo solo che Albione ci ripensi. E invece d’andare a navigare in solitaria in alto mare come vorrebbe la May, resti dove le sue radici affondano. In Europa. Logico. Magari per contribuire a (ri) dare al Vecchio Continente quell’equilibrio, nord-sud e centro,  che solo i Cesari gli avevano ( molto tempo fa ) imposto,  garantendogli  secoli  di unità, forza  e crescita.

SVEGLIATEVI, O  BACUCCHI ! Finalmente la vecchia,   cara ‘rosea’ suona la sveglia a quelli per cui gli stadi sono  solo pensieri.  Fastidi.  Ingombri.  E tuttavia garantisce Abodi,   presidente ICS, ‘ Serve una regia del Governo. Ma venti piazze ( almeno) sono pronte a partire con loro progetti. Tutti interessanti’.
Al  momento, lo ricordiamo, nuovi impianti da gioco del calcio degni di menzione  in Italia sono l’Allianz Stadium ( 42 mila posti), la Dacia Arena, il Mapei Stadium e il Benito Stirpe.  L‘Atalanta ci sta lavorando. Ma occorreranno alcuni anni.
Da Roma, invece,  la promessa solenne della sindaca Raggi: ” Entro l’anno si parte con lo stadio “. Così assicura   anche mister Saputo, per il nuovo ‘Dall’Ara‘ in una piazza tra le più prestigiose  come quella di Bologna.  Un po’ troppo poco per aspirare ad Euro 2028 ?

Diciamo solo  che qualcosa si muove, nell’attesa di passare dalle ciance ai fatti.  Che altro non sono,  la  ( principale) differenza che intercorre tra noi e gli  (altri) tre principali tornei europei. A proposito di tornei, non manca pulpito dal quale non s’odano levarsi i soliti peana pro Premier oltre ad altri illuminati apprezzamenti sul nostro  frustrato  gioco del pallone.
In una trasmissione-svago  di Rai 2 il transfuga (  Sky) Massimo Mauro, non s’è trattenuto dal gettare al popolo la sua  lucente verità:  ’ Il nostro è il Campionato più noioso. Dove tutto è deciso. A me non piacciono i tornei dove tutto si sa ancor prima che partano’. Un piacere, il suo, abbastanza strano da godersi, e da condividersi, visto quanto accade, qua e là,  nel  Vecchio Continente. In Liga e in Ligue, infatti, tutto è stabilito, o quasi, da tempo. In Bundes (  fortuna loro e nostra) menti illuminate  devono avere  ( finalmente ) consigliato al Bayern di Monaco di prendersi un anno sabbatico,  visto che dei bavaresi  ad alzare scudetti non se ne poteva proprio più.
Da quelle bande sembra che del defilarsi dei bavaresi ne stia  approfittando il Borussia D., sembra,  infatti, visto    che di Bundes ne ha vinte ( finora)  abbastanza poche. La maggiore suspence  ( manco a dirlo) ci giunge   dalla Premier, dove  la palma della più bella del reame è contesa a due  ( solo a due), tra Liverpool e  City (  secondo,  a 5 punti).
Mamma, che brividi! E che dire della ‘noia mortale’  che s’è impadronita della mitica Coppa dalle grandi orecchie, nell’ultimo lustro finita ( con le buone o con le cattive)   per ben 4 volte ( ad eccezione del 2014/2015) nelle mani del Real  del Florentino madridista ?

Certo, il piacere di parlare e sparlare sul piatto in cui s’è mangiato e si continua a mangiare, è un esercizio che nel Belpaese trova  i suoi più geniali, generosi  ed indefessi cultori. Morale è , però, che mentre milioni di nuovi fans in giro pel Pianeta vengono convinti ad affezionarsi ad altre leghe con prodigiosi ritorni economici, la nostra  resta al palo.
A contare spiccioli. E come potrebbe essere altrimenti? Scusate, ma se siamo noi i primi a  ‘sconsigliare‘  l’acquisto del nostro ( pur sempre pregevole)  ’ panettone‘   chi volete  poi che ( stadi a parte)  voglia  affannarsi ad acquistarlo  per  rallegrare le ore di festa?

AGGIORNAMENTO RANKING UEFA. Aggiornamento al 30 novembre 2018 del ranking Uefa. Classifica: Spagna, punti 96.283; Inghilterra, 73.034; Italia, 72.o11; Germania, 68.355; Francia, 54.331. Con questa posizione l’Italia ha assicurata la quarta squadra anche per il campionato 2020/2021.

CICLISMO. A proposito di grandi, su Bike Channel, in una trasmissione dedicata alla ‘ Grande storia‘ del ciclismo,   qualcuno degli invitati nello stilare la graduatoria degli scalatori d’ogni tempo, ancora una volta s’è dimenticato di citare Bartali  nel confronto con i Gaul, Fuentes, Bahamontes, aggiungendo  invece Mercxs e non Coppi.
I quali, se non andiam a farfalle,  sarebbero entrambi da classificare   passisti-scalatori  e non (solo ) scalatori, o grimpeur , come i francesi chiamano i camosci delle montagne.  Che nelle salite, anche durissime, una volta preso il loro passo, sanno seminare anche i più irriducibili  specialisti.
L’ ignoranza non sorprende, perchè è  da anni che delle vere grandi pagine dello sport italiano non si fa più giusta memoria.  E così dei suoi pochi leggendari protagonisti. Incredibilmente. Soprattutto se  datati o del Dopoguerra.
Che di eguali però non ne abbiamo mai più avuti. Perchè se è vero che il Pirata  ( più di recente) faceva fermare l’Italia degli appassionati, Coppi, Bartali e Magni  ( dal ’30 al ’60) non solo hanno fatto  scorrere fiumi di lacrime ad ogni impresa ma incidevano  ( perfino)  sulla rinascita post bellica  di questo nostro ( smemorato) Paese.

 

RAZZISMO O ALTRO?  Durante un sabato recente   ’piccoli‘  fans hanno riempito il primo anello di San Siro per Inter-Sassuolo, chiuso ai ‘grandi’ per ‘ razzismo’. Non disattendendo la speranza che  si mettessero a fare gli adulti, o meglio, certi adulti, che adulti sono ma solo all’anagrafe. I ‘piccoli’ infatti hanno trionfato. Ridimensionando manifestazioni di  insulso ‘ razzismo‘, che come tanti altri famigerati  ‘ismi‘ che hanno martoriato il ventesimo secolo non dovrebbe essere manco  più  menzionato.

E tuttavia, nostro malgrado, così non è.  ‘Razzismo’, ‘ violenza’, ‘ignoranza‘ continuano imperterriti a cavalcare come i  quattro  cavalieri dell‘Apocalisse nella pancia dei popoli del mondo. Dire che qualcuno sia esente è una falsità. Dire però che la ‘ maggior parte dell’umanità‘ condivida certe realtà è una falsità ancora più grande.
Da noi, spesso, quando si parla di sport, o meglio di calcio, si fa riferimento a culture  ritenute ‘ superiori’, perchè non infette da certi ‘tumori  umani’. Si cita, ad esempio, Albione, con quei suoi cori canterini attorno ai campi,  che mai e poi mai si metterebbero ad esercitarsi in quei ridicoli e insulsi  ‘ buu, buu‘ che invece s’ascoltano, ad intermittenza, ma si ascoltano, imperterriti,  nei nostri tuttora (obsoleti) impianti sportivi.

Dimenticando però che quando si va dicendo d’Albione non è cultura ma  solo cronaca. Neppure tanto remota, visti i  pregressi che portano date (  ancora ) vicine ai giorni nostri.

Ad esempio, la sera all’Heysel, anno  1985, dove 39 spettatori trovarono la morte, calpestati da  invasati  fans inglesi; una sera, quella, che portò le squadre d’Albione fuor delle coppe  per un lustro. Ma le loro tragedie  non si sono fermate qui.  Perchè ad Hillosborught ,  anno 1989,  andò ancor peggio, con 96 morti.  L’elenco prosegue. Come dire che i canterini  d’oggi sono stati ‘ educati’ a cambiare registro da governi e leggi opportune. Tempestivamente applicate. Hooligans, Casual, Skinheads … ,  donde  tengon infatti tutti costoro le loro culle?
E in ogni caso  quel (loro) pericolo non è cessato. Perchè se è vero che nei moderni impianti calcistici d‘Albione si può oggi fare baldoria senza  timore alcuno, basta allontanarsi  qualche chilometro più in là per toccar con mano  i  tanti rivoli d’una realtà  ben diversa  da quel che si vuol sbandierare.
Si leggano, cioè, meglio, le realtà dei nostri giorni. Onde per cui, s’astengano i generosi anglofili, dal propinarci omelie ad ogni piè sospinto. Noi non siam peggio d’altri. Noi  non manchiamo di  ’sciagurati’ da ‘ convertire‘, certo, tanto che sarebbero benedetti  leggi ( opportune)  e governi ( condivisi) all’altezza del compito.
E tuttavia possiamo contare  anche su  una marea infinita di gran bravi giovani  che  ‘ razzismo‘  e ‘ violenza’  subiscono e non ‘provocano’. Perchè  allora non chiamarli a raccolta, senza deprimerli? 

 Il 12 settembre 2018,  tanto per tornare alle paginette di cronaca  misconosciuta,  i fans del Millwall e del Brentford si sono dati appuntamento in aperta campagna per massacrarsi a piacimento tra loro  senza limite alcuno. Anche da noi capitano certe sciagure. Certo.
Più circoscritte, e comunque pericolose, da non sottovalutare e d’altra origine originate,  ma capitano. Epperò, forse, tanto per fare di testa nostra,  la miglior  cosa da  fare  è continuare a  celebrare ( presunte )  altrui virtù  o riscoprire le nostre, che c’erano, che ci sono, anche per evitare ( l’infame)  e  (non negletta)  abitudine altrui  a   gettare ( occorrendo)  ‘polvere sotto il tappeto‘?  Per tornare a difendere  una volta tanto, paradossalmente,  i più e non i pochi. Non per apparire, ma per essere.

Si è costretti a parlare di calciomercato, quando non lo si vorrebbe proprio fare. Anche perchè scatena ogni volta un mercimonio che non trova più limiti.
Affidato a infinite  ‘ gole profonde’ che altro non sanno  che ‘danarizzare’ ogni  passo sul verde rettangolo di gioco. A  incassare sono i giocatori, ma anche altri, di varia provenienza e genere, ad ogni sessione di mercato sempre più voraci, quasi che in quel mondo non esistano più  remore e confini.
Tra i voraci ci si sono messi anche i parenti. Come il fratello del Pipita, che non contento dei milioni rossoneri portati a casa a sbafo  vorrebbe mandarlo  ad infognarsi con quelli che sborserebbe in Albione un oligarca russo ( in fase di cambio di residenza);  come la bella Wanda, che tutti la vogliono ma nessuno la comanda, lesta oltre ogni dire giorno e notte, sui social e non solo,  per far di meglio i conti per  lo suo amato. Il bello è che quei ‘poveracci’ che se ne stanno a soffrire pene d’amore sugli spalti ( più o meno) obsoleti dei nostri stadi, aspettano gli esiti esultanti.

DEDICATO AGLI  ESTEROFILI.  Un pensiero dedicato ai milioni gli esterofili che abitano il Belpaese. Ma anche a quei giocatori, giovani e non, come Chiesa, il Pipita o Perisic che sognano Albione alla ricerca di un Eldorado in questa valle di lacrime. O meglio, ‘ del posto ideale in cui crescere‘.
Basti allora questa confessione di Emiliano Viviani, portiere classe 1985 della Spal: ” Perchè sono tornato? Perchè in Italia si sta come in cima al mondo. Perchè a Lisbona era tutto surreale; mi mancava la quotidianità dei rapporti umani. A Londra e Lisbona è più dura andare in piazza, bere un caffè, leggere il giornale, parlare con la gente. Qui si può. E, a Ferrara, eccome!”

IL CALCIO EUROPEO A TRE VELOCITA’. Non c’è crisi nel calcio europeo. Più ricavi, più spettatori, più utili. Si allarga però la forbice tra ricchi e poveri della pedata. I 12 club ‘ globali‘ fra cui la ( sola) Juventus, fatturano 1,6 mld di sponsor e commerciale, esattamente il 65% del totale.  Tutto il restante non raggiunge, messi assieme, un miliardo. Tra le prime 12, 6 inglesi, 2 spagnole, 2 tedesche, una francese e una italiana ( Juve).

La Serie A fattura 2.2 mld, ma è troppo dipendente dalla tivù ( 49% del totale). Siamo al quarto posto, lontani da Spagna ( 2,9 mld) e Germania ( 2,8 mld), con distanze in prospettiva ulteriormente allungabili visti i prossimi  rinnovi tivù di Liga e Bundesliga. L’Inghilterra da sola incassa, nel totale, 5,3 mld.  Un dato questo, certo e assodato, che attira come specchietto per allodole ( soprattutto)  tutti coloro che prima all’erba verde del campo da gioco  guardano al luccichio delle monete.
C’è qualche speranza per il calcio italiano di rimontare? Qualche. Solo qualche. Perchè, a dirla alla Teotino, qui occorre qualcuno che sappia allungare la vista  oltre il proprio orticello e faccia costruire nuovi e moderni impianti.
Stadi e non soltanto. Infatti c’è anche il marketing. Questo e poc’altro. E subito.
Picciolo sorriso ce lo fa venire il dato che, in compenso, il valore medio di una rosa di un club italiano, 85 mln, è secondo soltanto all’Inghilterra ( 135 mln). Sì, aggrappiamoci all’ aggrappabile. Del resto, che altro fare? Controllare se questi dati sono certi?

‘SCOPIAZZARE’ O ESSERE NOI STESSI? ” Manchester City e Liverpool – esulta il buon Arrigo – hanno regalato 97′ di emozioni e spettacolo. Hanno vinto con merito gli uomini di Pep contro il fortissimo Liverpool di Jurgen, ma in realtà tutte e due le squadre sono uscite vittoriose: ha vinto il calcio. L’incontro è stato giocato a velocità e ritmi impressionanti, impensabili per il  nostro calcio…”.

In effetti, qualcosa di notevole si è visto nel match di punta di quel Campionato che nel ranking Uefa sta lottando con il nostro per la seconda/terza posizione. Questione di spiccioli, si sappia, nonostante loro abbiano il vantaggio di entrate maggiori e di stadi adeguati al moderno agone calcistico, e noi invece no, anche per situazioni generali che è  difficile comprendere.  E tuttavia,  non riusciamo a sottrarci a dei ‘ distinguo‘  non  di poco conto.
Anche perchè continuare a dirci che gli altri volano e noi passeggiamo più che a stimolarci a fare altrettanto ci preoccupano e non poco. Nell’agone sportivo moderno altre discipline, e non soltanto il calcio, ci hanno insegnato che le ‘ prestazioni fisiche’ non son frutto  ( solo) di ‘ eredità  genetiche‘ o di ‘ casualità’.  C’è di mezzo (ormai) la medicina dello sport, con tutte le sue sofisticherie, sempre più chiamata a fare il possibile ( e l’impossibile) per ‘ ottimizzare‘ la prestazione ( soprattutto) quando questa ( deve risultare)  decisiva.
Allora, più che a venire a lamentare le solite nostrane ‘ inferiorità’, pensiamo a qual spettacolo sia meglio affezionarci. A quello di un calcio collettivo,  di corsa  e  (soprattutto) agonistico  o  a quello di un calcio che coltiva radici profonde, sociali, di campanile, se vogliamo, ma anche di di corsa ( quando serve) e comunque mai  a vanvera,  perchè soppesato, magari fin troppo, ritagliato apposta come un buon abito sul soggetto interessato, e ricolmo di colore e  passione quando esprime al meglio le sue innumerevoli ( e mai anonime) identità?

A qual calcio, dunque,  vogliamo affezionarci? A quello foresto o a quello ( ) nostrano? Guardarsi attorno è meritevole. Auspicabile. Per ‘ tenerci al passo’, ma per  ‘ scopiazzare’ no.  Questo no.      Tanto più che abbiamo nel nostro secolare retroterra  tanti e tali ‘ retaggi‘, ‘risorse’, ‘peculiarità‘ che tutto possiam fare fuorche diventare fotocopia d’altri.
Ha detto un  ( nostro) saggio: per Albione due/tre secoli d’impero sono stati una immensità, per  noi una inezia. Del resto, per restare sul solo calcio, in un ‘ confronto’ estivo a tre su Sky, il Pep tanto amato dal buon Arrigo non s’è trattenuto  dal dire  ” Avete vinto così tanto, e in tanti modi, che se c’è qualcuno che ha da imparare siamo (semmai ) noi e non voi”.

Detto tutto ciò, per favore, bacucchi/e  nostrani di varia estrazione, dateci quei benedetti nuovi stadi.  E poi valuteremo tra ciance e  fatti.

COSA HA VOLUTO  DIRE UN … ANFITEATRO! Sono anni, anzi, decenni, che si chiede d’avere impianti sportivi aggiornati e adeguati. Potevamo centrare l’obiettivo, almeno parzialmente, con l’assegnazione dell’Olimpiade estiva a Roma. Ma, qui, si sa com’è andata, con  quel ( tragico)  rifiuto della  giovin sindaca  impegnata a far  tirocinio.  Potremmo, sempre parzialmente, centrare qualche impianto minore con l’eventuale assegnazione dell’Olimpiade della neve a Milano-Cortina. Potevamo, potremmo.
E non possiamo. Visto che tutto è in fieri. A Roma, con quella pantomima che lascia interdetti; a Milano, con cino-americani ancora alle ciance, su Santo Siro o altro nevico Ippodromo; a Firenze, con qualche progetto ancora sulla scrivania; a Napoli, con il sindaco De Magistris intenzionato a fare un restyling, o poco più, del vetusto San Paolo. E così via. Insipienti di qua, insipienti di là. E pensare che basterebbe sfogliare qualche vecchio libro per apprendere quanto lungimirante sia costruire un nuovo impianto ( o sta nell’ispecie).

” Vespasiano- si legge – sentì l’esigenza di un colpo di scena: ad esempio, una costruzione monumentale che gli procurasse fama e ammirazione imperiture.  Ebbe, allora, la lungimiranza di individuare il tipo di edificio adatto alle sue ambizioni. L’Urbe aveva bisogno di una grande arena per celebrare la sua passione più grande, ovvero il combattimento tra gladiatori?  Il Cesare comprese che se avesse realizzato cotale aspirazione, avrebbe potuto ’ eguagliare’ o  ( finanche ) ‘oscurare’ i predecessori più celebrati.
La capitale disponeva di quattro anfiteatri. I primi due non abbastanza capienti e gli altri in legno. Il nuovo agone doveva perciò risultare diverso, molto diverso. Vespasiano pensò allora ad un (mega) anfiteatro che potesse ospitare (almeno ) 50 mila spettatori (comodamente alloggiati). Il figlio Tito, con il bottino raccolto in Oriente, gli fornì i danari e la soluzione.  Allora, non fu trascurato alcun dettaglio. Neppure l’ubicazione. Scelta ( significativamente) tra Palatino, Equilino e Celio.
Su quei terreni Nerone aveva sognato infatti  la favolosa Domus aurea. Di cui  al tempo dei Flavi era rimasto lo ’stagnum Neronis’, luogo di feste e sperperi. Vespasiano restituì quei terreni alla cittadinanza. E iniziò il lavori per quello che sarebbe passato ai posteri col nome di Colosseo. Era il 70 d.C.,  i cantieri durarono circa dieci anni. Vespasiano non riuscì a vedere la realizzazione completa del suo lungimirante e monumentale progetto, poichè se ne andò nell’estate del 79 d.C., lasciando però ai figli il completamento.
Il Colosseo  infatti è oggi noto ( anche ) come anfiteatro Flavio. E comunque, a chi attribuirlo o meno poco importa, quel che importa è che chi ebbe l’idea e la mano per cotale opera, nata  ( dunque) per allettare i concittadini,  oggi ( più o meno)  simil ad uno stadiolo dove far  scorrere una palla ,  ha trovato  memoria imperitura.  ‘ Panem et circenses’ dicevano,  i vecchi, i vecchi Cesari, eppure come sapevano guadare lontano!  Lontano. Lontano. Sforando i secoli, contrariamente a questi amministratori odierni che a malapena sanno contare  i minuti oltre la punta del loro naso.

QUEL DECIMO TITOLO NON S’HA DA DARE! Nuovo anno ( non solo di sport),  con  (vecchie ) abitudini e relativi ( vecchi) arnesi all’opera.  Il buon Lorenzo,   trentenne, maiorchino, è ‘ (tra) passato‘ com’ è  noto ( dopo due anni) dalla sella della Ducati a quella della Honda.  Sembrerebbe, a starlo sentire, per via di qualche centimetro in più che non  consentivano, a lui, piccoletto, di dominare a piacimento la terribile Desmo  di Borgo Panigale  per  spadroneggiare come aquila in libero volo  sulle piste del mondo.

Due anni per prendere qualche misura tra lui e una moto  son tanti, ma non per Lorenzo che le sue cose fa e  medita. Compreso la rievocazione  del ’ dream team’ che sarebbe stato partorito  in combutta con l’amico-nemico Marc, proprio per incantare ( come il Real)  negli anni a venire gli appassionati della moto  da corsa sparsi sui cinque continenti.
‘Dream team’ non nuovo, non inedito, a dir il vero, visto che ( se anche la nostra  memoria non inganna)  ha avuto debutto già qualche anno fa. In particolare, su quella pista dove lui e l’altro, come ‘bravacci’ di manzoniana memoria, si sono infilati nell’agone gridando ai  ( tanti) don Abbondio ( italioti compresi) colà presenti:  “ Questo (decimo ) titolo non s’ha da dare!”.
E se in sede d’auspicio qualche nota stonata (purtroppo) non manca, quelle intonate sembrano ( ampiamente)  compensare il conto. Quelli che non guardano solo ai (tanti)  danari e alla (facile) gloria. Quelli che se si turano il naso sul doping è perchè vorrebbero vedere competizioni credibili e pulite in ogni agone sportivo.
Quelli che prima di sputare sul loro piatto voglion sincerarsi che anche in Altrove  non si giochi all’inganno. Del resto siam figli d’un piccolo, curioso, geniale Paese, che tanto ( soffrendo) ha dato al M0ndo che fatica ad aprire porte e finestre al primo arrivato.

 

ALTRE DI CALCIO.

La Signora  ha chiuso il 2018 a 53 punti . Un record, tra  altri record. Qualcosa che i bambini continueranno a sfogliare per anni,  estasiati, sugli  schermi dei loro tecnologici almanacchi.

INCONTRI XXX GIORNATA. ( giovedì 4 aprile) Atalanta-Bologna 4-1, Sassuolo-Chievo 4-0; ( venerdì 5 aprile) Parma- Torino( ore 15), Juventus-Milan( ore 18), Samp-Roma(ore 20,30); ( domenica 7 aprile) Fiorentina-Frosinone(ore 12,30), Cagliari-Spal (ore 15), Udinese-Empoli, Inter-Atalanta( ore 18), Lazio-Sassuolo(ore 18), Napoli-Genoa(ore 20,30); ( lunedì 8 aprile) Bologna-Chievo (ore 20,30). 
CLASSIFICA XXX  GIORNATA( da completare) . Juventus punti  81, Napoli 63,Inter 56,  Milan  52, Atalanta 51 , Roma 48,  Lazio 48 ( patita in meno) , Torino 44 …. Spal 32, Udinese 29, Empoli 28, Bologna 27, Frosinone 20, Chievo ( -3)  11.
MARCATORI( da completare) . Quagliarella ( Samp) 21 reti; Cr7 ( Juve) , Piatek ( Milan) 19 reti; Zapata ( Atalanta)  17 reti.

ARGOMENTI VARI NON DI SOLO  SPORT

GB: SACERDOTI CERCASI. Il sinodo anglicano ha abrogato una legge canonica che imponeva la messa  ogni giorno festivo. La norma, che risaliva al 1603, prevedeva che le funzioni mattutina e serale fosse ‘pronunciata o cantata in maniera udibile in ogni chiesa parrocchiale ogni domenica o giorno festivo’.
Il perchè della ( sconcertante) decisione è presto detto: non si trovano più preti a sufficienza e, soprattutto, non ci sono più fedeli che si recano in chiesa ad ascoltare funzioni. Il declino della frequentazione della messa domenicale appare inarrestabile: lo scorso anno, a seguire regolarmente la funzione festiva sono stati  solo 722 mila, contro i 740 mila del 2016.

Numeri che attestano che quella britannica è una società (sostanzialmente) post religiosa. I non credenti hanno superato il 50%  della popolazione, in particolare, la religione non troverebbe più posto alcuno nella vita pubblica.
La crisi investe soprattutto la Chiesa anglicana: oramai soli il 15% egli inglesi si identifica in quella religione che fino a pochi decenni fa era la confessione nazionale. Tra i più giovani, addirittura, la percentuale degli anglicani non supera il 3%. Un ridimensionamento eclatante almeno alle nostre latitudini,  che si riflette ( significativamente) sulla coscienza collettiva.
Commenti? Tanti. Ma ne scegliamo uno: l’Inghilterra moderna, quella tanto celebrata anche da noi, nasce dallo scisma anglicano nei confronti della Chiesa romana. Per qualche secolo ha fatto un tutt’uno con la nazione.
In forte antagonismo con i ‘papisti’ corrotti ed ignoranti. Ma mentre i ‘papisti’    ( nonostante errori e tempeste) continuano ad esprimere la personalità morale più ‘forte’ ed ‘ ascoltata’ del Pianeta, a loro non restano che sparuti vecchietti desolati in panca.
Vien da chiedersi ( col senno del poi) se quando i lor signori hanno inteso  ( per ragioni varie) ‘rompere‘ ogni rapporto possibile e immaginabile con l’infernale Roma non abbiano fatto come quella levatrice che per ‘ cambiare in bacinella  l’acqua sporca‘   ha finito col gettar via ‘ anche il ( meraviglioso) bimbo‘ che gli stava dentro.

BREXIT : GB NEL CAOS.  Con 325 voti contro 306 la signora May resta in sella. Si fa per dire. Perchè la sua maggioranza è ora una inezia,  in più dovrà convincere l’Europa a concederle più tempo per ‘ rivedere’ l’intesa. Mal digerita da buona parte dell’agone politico britannico. Mentre il nuovo referendum chiesto a gran voce dall’opinione pubblica resta ( al momento) solo teorico.

La May è passata con la manciata di voti di una piccola formazione nord irlandese. Il risultato  scongiura il caos, ma le strade da intraprendere ora sono  poche e obbligate.
Cosa succede con la Brexit? La data del 29 marzo pv giorno in cui la Gb dovrebbe staccarsi  dall’Ue, è dietro l’angolo, mentre non è disponibile un piano B, almeno per ora. Occorre dunque posticipare l’uscita.
Forse a fine luglio, ma nessuno garantisce nulla.  I laburisti traccheggiano indecisi. Corbyn, invece, contrario all‘Europa della finanza, balla tra due fuochi: quello dell’elettorato giovane ( over 30) e vecchio ( over 50).  I primi guardano al futuro, i secondi al passato.  La quaestio alla frontiera tra Irlanda e Irlanda del Nord inoltre non ha soluzione. Quel che potrebbe creare fa venire il mal di testa. Chi glielo fa fare alla May di continuare a puntare  a ‘ testa bassa’ una prospettiva che manco i suoi elettori vogliono più?

Nel frattempo non felice futuro potrebbero trovare i 700/800 mila italiani che lavorano in GB. Qualche migliaio di loro è  già tornato a casa. A dicembre il governo May ha pubblicato un ‘ Libro bianco’ sull’immigrazione, con i nuovi criteri d’ingresso.
L’obiettivo è quello di ridurre drasticamente gli arrivi, comprimendo la presenza a poche migliaia l’anno.  Così si guarda innanz. Così s’opera in quel d’ Albione,  la perfida Albione, dove  per qualche atavica regoletta si giocan   le sorti del Vecchio Continente, che più ‘vecchio‘di così ( forse) non è mai stato.

TESTIMONIANZE 

Due ‘ testimonianze‘, entrambe da non trascurare. La prima è una lunga intervista  sul calcio europeo alla ‘rosea’ del buon Zvone ‘ Zorro’ Boban, croato ex milanista e ora buon vice presidente Fifa; la seconda è  il bel librone  curato da Auro Bubarelli e Giampiero Petrucci sull’ indimenticabile Airone di Castellania, deceduto 59 anni fa.

ZVONE IL CROATO MILANISTA. Zvone  Boban,  che  del (non breve) passaggio  a Sky ha approfittato per migliorare  il suo primigenio  look fin al punto da far  concorrenza a quegli elegantoni di  Leonardo e Maldini,  non le manda a dire. A nessuno.  Soprattutto a quelli che a vario titolo restano  parcheggiati  nel pianeta  calcio. Oggi come ieri.
E se ora è diventato un alto dirigente Fifa poco importa. Il suo  è il solito approccio concreto, credibile,  attento e senza ipocrisie di sorta. Piace così, insomma, a tutti, anche perchè di gente che vive  di calcio confessando il suo amore  ’ per quel  pallone che rotola sulla verde erbetta di un campetto da gioco‘ , ( abbagli a parte ) ce n’è sempre di meno.
Zvone nel suo excursus con la ‘ rosea’ tratta molti aspetti del calcio milionario d’oggigiorno. Tra l’altro  mette ( finalmente) il dito su quell’assurdo Fair play finanziario che dovendo creare equilibri ha finito col creare ( ulteriori) squilibri. E vistose contraddizioni. Vedi le squadre di Stato qatariote parcheggiate qua e là.

‘ Se non si pongono ( tempestivi ) correttivi al Fair play finanziario –  ammette – Inter e Milan, per citare  due italiane, faticheranno a tornare  al vertice del movimento. Pur essendo giusto vigilare sulla (reale) salute dei club, le norme che  impongono il pareggio di bilancio impediscono  a nuovi imprenditori di fare i necessari investimenti. Con danari freschi.  E mi sembra che Inter e Milan ed altri club  versino ( al momento ) proprio  in questa condizione ‘.

Un avviso? Un auspicio? Un intendimento?  Nel frattempo sulle compagini  qatariote,  ma anche altre  d’oligarca russo o di conte  da Montecristo tutte ( più o meno) operanti nell’ infida Albione, risultano indagini in corso.
Che vogliam sperare non finiscano in cavalleria come quelle, ben più tristi, ben più annose,  sul doping praticato in discipline diverse,   meglio note come Operacion Puerto e volatilizzate  grazie a  ‘magi… strali’ colpi  da  mago Silvan.
 Psg e Manchester City sono ‘ accusate’ di avere aggirato le regole del Fair play finanziario  con  aiuti degli azionisti sotto forma di sponsorizzazioni.  Vedremo cosa rimedierà l’Uefa. Siamo (ovvio) speranzosi. Mentre   non possiamo far altro che (ri)metterci   come il cinesino   sull’argine del fiume  nell’ attesa che passi ( finalmente) il …  cadavere.
Zvone anticipa anche alcune importanti novità sul panorama calcistico Fifa. Intanto, il Mondiale per Nazionali che potrà essere allargato a 48 squadre; eppoi, quello che per club, ridicola esibizione appena aggiudicata al solito Real  che ( anche ) di  ‘ coppe del nonno ‘ ama fare incetta pur di  rimpinguare il suo ( infinito?) palmares.
Zvone oltre ad essersi ricreduto sull’uso del Var, non manca di stigmatizzare il fenomeno del razzismo, più o meno evidente, o manifesto, dolorosamente, in ogni angolo del mondo. Quando gli si chiede qual gioco lo entusiasma di più, cita il ‘ tiki taka‘ di Guardiola al Barca, senza dimenticare, però, come puntualmente fanno i nostri esterofili,  quel che  ‘ lo stesso Pep ha chiarito nel confessare d’avere preso spunto e ispirazione dal ( Milan di ) Sacchi”.  Il Milan, già, che a Zvone resta sempre  nel cuore in posizione privilegiata.

MA SENZA LA GUERRA CHE AVREBBE VINTO?  ” Penso a quanti Giri, Tour, Mondiali, Record dell’ora, classiche avrebbe vinto Fausto se non ci fosse stata la guerra. Ci rifletto spesso e se il numero che accompagna il nome è a tre cifre quale sarebbe stato il suo senza quella lunga inattività”.  A porsi il quesito è un tale Eddy Merchx, nella encomiabile prefazione al libro di Auro Bulbarelli e Giampiero Petrucci dal titolo ‘ Coppi, per sempre’.

Per chi ( per ragioni diverse)  non è edotto sul quesito bastino poche cifre: Coppi, da Castellania, nasce il 24 settembre  1919. A poco più di vent’anni vince il  primo ( di cinque) Giri d’Italia. Destino vuole però che tra il primo ( 1940) e il secondo ( 1947)  trascorrono sette anni circa. Durante i quali accumula una vittoria nel 1941 e altrettanta del 1942; richiamato alle armi, tra il 1943/1944 finisce prigioniero di guerra. Risale in bicicletta, con Nulli, nel 1945, riportando 5 vittorie. Per rivederlo in piena attività lungo le strade di una Italia distrutta dal trascorso bellico bisognerà aspettare non tanto il 1946 ( 9 vittorie, tra cui la Milano-Sanremo in solitaria) ma il 1947, dove riporterà 12 vittorie, compreso il secondo Giro d’Italia.

Gli è stato possibile andare  al Tour solo tre volte. La prima nel 1949, a trent’anni, centrando la doppietta Giro-Tour; la seconda nel 1951,  l’ annus horribilis, segnato dalla morte dell’amatissimo fratello Serse; la terza nel 1952, per ripetere la doppietta Giro-Tour. La disponibilità di Coppi in bici è pressochè totale. Infatti non c’è specializzazione, percorso, gara dove ( volendo) non riesce a primeggiare. Come passista-pistard tenne per (circa) un ventennio il  record dell’ora, laureandosi inoltre 5 volte campione italiano  dell’inseguimento e due volte mondiale.
Lasciando a parte i suoi avversari che appartenevano all’epoca  dei semidei del ciclismo, e la sua profonda incidenza nella rinascita di un popolo, perchè a leggere queste pagine penseranno altri, basterà concentrasi anche solo sugli anni in cui ha potuto espletare compiutamente l’attività sportiva.
Praticamente dall’età dei trent’anni in su, ovvero, quando per un ciclista s’incomincia ad intravvedere la prospettiva di appendere la bici al chiodo. Cosa, ad esempio, non capitata a Merckx, che il meglio si sè l’ha dato durante la ‘ migliore gioventù‘, ovvero fin  ai 30 anni.

” I paragoni – confessa onestamente  Merckx – non mi sono mai piaciuti … Merckx  più di Coppi? Lui il più grande, io il più forte? Cosa significa ? Nulla. Io volevo solo essere il migliore della mia generazione, Lui, la sua, l’ha stravolta …”.  Forse, qui, a recar lumi, basterebbe Raphael Geminiani, che i due ha ben conosciuto. E Geminiani, si sa, che abbia detto.  Sull’uno e sull’altro.
” Quando Fausto vinceva per distacco – chiosò tra l’altro  Raphael – non avevi bisogno di un cronometro svizzero. Andava bene anche l’orologio del campanile”.

IL GRANDE AIRONE HA CHIUSO LE ALI. Per ricollocare in giusta posizione  il grande campione  nato il 24 settembre 1919 a Castellania e che ha interessato le penne più autorevoli  del giornalismo ( non solo) sportivo,  ( non solo italiano) del Dopoguerra, basti il ‘saluto’ sulle colonne del ‘Corriere’ porto da Orio Vergani, il giorno dopo l’avvenuta scomparsa.

Milano, 2 gennaio 1960. Il grande airone ha chiuso le ali. Quante volte Fausto Coppi evocò in noi l’immagine di un grande airone lanciato in volo con il battere delle lunghe ali a sfiorare valli e monti, spiagge e nevai?
Fortissimo e fragile al tempo stesso, qualche volta la stanchezza e la sfortuna lo abbattevano e lo facevano crollare a terra, sul ciglio di una strada o sull’ erba del prato di un velodromo: la sua figura sembrava spezzarsi in una strana geometria, come quella di un pantografo, e una volta di più suscitava l’immagine di un airone ferito. Altre volte era l’immagine di una tragica conclusione di caccia.
Quante volte, di lui affranto per la stanchezza sull’ erba, a pochi metri da un traguardo sentimmo dire: «Sembra un cervo moribondo»!
L’ occhio galleggiava immobile, con la pupilla arrovesciata al limite della palpebra: le guance erano scavate, le labbra anelanti per l’amara fatica: le lunghe braccia, le lunghe gambe come buttate là, senza più armonia, scompostamente, in una stanchezza mortale.
La fragilità fu la compagna sinistra di quest’ uomo che per tanti anni sembrò un ragazzo, il ragazzo più forte di tutti, sostenuto da una energia quasi magica, una forza da racconto delle fate. Il trittico su cui poggiava il misterioso ’sistema’ delle sue capacità fisiche – cuore, polmoni, muscoli – nascondeva, quasi invisibile, un punto di estrema vulnerabilità.
Questa era la vulnerabilità dei ragazzi. Coppi era rimasto tale: sembrava si fosse fermato al gradino dei sedici anni: ossa troppo leggere – dicevano: «Uno scheletro in canna» -, nervi troppo scoperti, un ingenuo palpitare dei sentimenti, un difficile equilibrio fra l’anima del ragazzotto di campagna ch’ egli era stato e l’uomo che la vita l’ aveva costretto a diventare.
Un abulico che poteva scatenare fulminei scatti di lampeggiante volontà; un uomo rimasto per tutta la vita stranamente melanconico favorito dalla natura, perseguitato – bisogna dirlo anche se toccò le soglie della più alta fortuna – perseguitato dalla sorte
. Ora che le ali del campionissimo si sono chiuse, non si può non ricordare quante volte la sua carriera e la sua vita stessa corsero il rischio di essere spezzate da quello che si chiama abitualmente un «banale incidente», una caduta come un ragazzo ne fa a centinaia, cavandosela con una sbucciatura ad un gomito o ad un ginocchio.
Mai nella forsennata vertigine della corsa, quando la ruota della bicicletta va saettando a disegnare il filo sospeso fra la vita e la morte sul ciglio di un burrone: ma a metà di una pedalata senza storia, a passo di carovana, a passo di trasferta.
Anche oggi, è un piccolo, misterioso, atroce imponderabile intervento del fato quello che colloca l’angosciosa parola fine alla sua vita. Fausto vinse sempre senza mai sorridere, quasi non credendo mai totalmente in se stesso.
Sembrava sempre soprappensiero: come stranamente e fissamente in ascolto di una qualche voce interna che gli andasse mormorando dentro una incomprensibile parola.
Quella parola segreta non era: ’Fortuna’. La guigne, vecchia parola dei tempi lontanissimi delle antiche corse su strada, ha rotto il filo della sua vita fragilissima, come un piccolo soffio di vento spezza il filo di una tela di ragno coperta di brina, là, sulle siepi invernali del suo paese di campagna”.

(  Orio Vergani,  1960, ’Corriere della Sera’ )

DOPING ? CHE SARA’  MAI STO  DOPING?  La più grande occasiona mancata dell’antidoping mondiale sembrava  aver recuperato l’ora del riscatto. Questo nella prima parte di ottobre.
Quando grazie ad una sentenza di un tribunale spagnolo e al lavoro della della giustizia sportiva italiana ha acconsentito che  le (oltre ) 200 sacche di sangue (  sopravvissute, tra le molte altre) durante la (fantomatica) Operacion Puerto  venissero ’assegnate‘ al Coni per dare ( finalmente) nome e volto ai 26 uomini e 3 donne  a cui  appartengono.  Restiamo nell’ attesa.  Trepidanti, anzi, titubanti.

Sempre sul filo rosso del doping colore giallorosso, era uscita la soffiata di un Sergio Ramos  afflitto da ‘ due irregolarità procedurali in altri test antidoping‘. Il Real dell’Innominato, ovviamente, ha alzato immediatamente il ponte levatoio.  Ma alcune carte ( peraltro) pubblicate, richiederebbero giusta luce sul ‘ guerriero’ del Blancos, che guerriero sarà pure ma con sempre più ombre sulla sua nuova capigliatura a fraticello.
Le carte rivelerebbero che il buon Sergio dopo la finale 2017, quella di Cardiff, che alcune e mail intercettate all’uopo, presentasse ‘ tracce di Desametasone, con proprietà antinfiammatorie, e che può essere consumato per via intramuscolare lontano dall’evento, fino a 24 ore dalla gara”. Dovrebbe essere dichiarato dal medico. Che però, nella circostanza, indicò un altro medicinale della famiglia dei Glucorticoidi, il Celestone cronodose ( anche questo proibito), specificando che nel pomeriggio della vigilia aveva fatto due iniezioni a Ramos, nella spalla e nel ginocchio, per calmagli i forti dolori derivati da problemi cronici ( mai resi noti in questa portata) agli arti in questione.

” Mi sono confuso-  si è  giustificato l’infallibile  cultore  delle sorti mediche del Real – per il clima di euforia che ci circondava. Nella sala antidoping entrarono infatti anche il re Juan Carlos e il primo ministro Mariano Rajoy ”(1) . Inutile aggiungere che citati (perfin0)  nomi ( tanto ) illustri, i ‘ vampiri‘ della Uefa si sono subito accoccolati in qualche buio angolo dell’edificio. Noi, invece, per quel che ci riguarda,  con irreligiosa curiosità, stiamo ancora  chiedendoci che ci siano  andati a fare il re e il ministro in una sala antidoping prima d’un evento planetario.

Nota. ( 1)  ‘La gazzetta dello sport’ , sabato 24 novembre 2018.

NUOVI STADI. 

MILANO. L’annuncio c’è: Milan e Inter intendono costruire una nuova casa, a due passi da quella vecchia, da condividere in tutto. A partire dall’onere iniziale di 6oo mln ca, per un impianto della capienza di 60 mila spettatori da terminare in quattro anni.  Il sindaco di Milano, Sala, che evidentemente naviga habitat  totalmente diverso  da quello  della Raggi, di nuovo piombata in altre ambasce, s’è detto disponibile alla proposta. Importante che gli venga inoltrata in tempi e modi  consoni.
Certo, dimenticare quanto dal 1926 è accaduto in quel tempio del calcio, non sarà facile. Tuttavia, se si punta per davvero ad un futuro più solido e certo, anche questo ‘ sacrificio’ può essere accetto. Soprattutto dai giovani, che di quel pantheon della pedata milanese ( e mondiale)  poco sa o  manco immagina.

BOLOGNA. Restyling del Dall’Ara al via nel 2020. Due mesi previsti per la presentazione del progetto, con capienza 29 max mila posti. L’accordo col Comune c’è, infatti 30 mln per la costruzione dell’opera li metterà palazzo d’ Accursio, mentre manca la definizione di un partner finanziario fondamentale per ragionare in termini di avanzamenti. Joey Saputo anticipa  ” Sarà bellissimo, un mix di antico e moderno, tutto al coperto”.

ROMA. Sullo stadio dell‘Urbe, invece, va registrata una dichiarazione  auspicante a sorpresa del sindaco Virginia Raggi, 40 anni.

Allora, ci siamo o no, con questo nuovo stadio a Tor di Valle?
” C’è tutta volontà di andare avanti al più presto”.
Cosa manca al progetto per completare l’iter amministrativo e dar il via ai lavori?
“ In primis, sto aspettando l’esito del parere che ho chiesto al Politecnico di Torino, poi penseremo alla variante urbanistica. Non è un atto dovuto ma ho ritenuto che, dopo tutto quello che abbiamo letto sui giornali, i cittadini abbiano il diritto ad un ulteriore approfondimento.
Ci sono alcune questioni aperte: ad esempio, io continuo a ritenere che si dovrebbe investire di più sulla linea ferroviaria Roma-Lido che collega il centro a Ostia. Il progetto sarebbe ancora più bello e utile alla città. In pratica, dopo la relazione del Politecnico completeremo l’iter. I lavori potranno partire già entro quest’anno”.

( La gazzetta dello sport, venerdì 18 gennaio 2019, pagina 14)

L’ OCCIDENTE RINCOGLIONITO. Non è bastato ( qualche giorno fa) Putin a  rammentare alla sciagurata genia umana un possibile ( se non imminente) scenario nucleare; non sono bastati secoli di continua e circostanziata  ‘demolizione‘ di quel che recò al mondo il giorno della  ’venuta al mondo’ del ‘figlio di Dio‘ , che non sono mancate  frotte di epigoni  decisi a spegnere le ultime luci su un evento che ha ‘ tracciato‘ e ‘segnato’  storie ( ormai) profonde due millenni.

Sulla ‘prima‘ di un celebre quotidiano italiano è spuntata infatti una recensione, la solita ormai da anni alla vigilia dell’evento cristiano, a metterci sull’avviso che stiamo a festeggiare ‘ bufale, miti e leggende’  d’ una festa ( gradita al mondo dei consumi) e che così appare da qualche secolo in qua. Da noi, ad esempio, l’albero addobbato, non il presepe, fu introdotto da Margherita di Savoia, ovvio, ai suoi tempi. Eppoi, chi l’ha mai detto, se non quell’ingenuo di frate Francesco, che  c’erano la grotta, il bue e l’asinello, e che i Magi     fossero tre e anche  re?
C’è,  insomma tanta  gente, anche prestigiosa, anche dal gran nome, che circola per il Mondo  dilettandosi ad iniettare ‘ dubbi’,  (altre) ‘ verità’,  ’ veleni’. L’importante è che il ‘ favoloso evento’ abbia a scomparire ( una volta per tutte)  dagli orizzonti del ( cosiddetto) uomo moderno. Sopratutto se occidentale.
Che  dev’essere impresa ostica, anche perchè restano non pochi problemi a spiegare qual ‘ spirito’ e ‘ qual genio’ abbia ‘elevato’, cattedrali, leggi, valori, (società più ) umane e ( dulcis in fundo) grandi capolavori. Cristiani, diciamolo chiaramente, una volta tanto, e che altro?
Del resto i  ’poveri’  , quelli che hanno conservato (ancora ) la ‘ libertà di credere a chi loro più affida‘ queste cose le sanno.
E continuano a stringersi, più numerosi di quel che lasciano ad intendere i ( cosiddetti) ‘ sondaggi‘, fatti apposta per celebrare ideologie e agevolare consumi, non intorno ad un ‘presepe degenerato‘, come van predicando  gli ‘ illustri maestri‘, ma ad un ‘evento‘  antico, sconvolgente, unico,  diversamente  ‘raccontato’  nel tempo, certo, eppure  dopo due millenni  (e nonostante tutto )  condiviso e diffusamente attuale. Un respiro di fede, evviva, lungo la meravigliosa Penisola. 

NOTE STORICHE

NOTRE DAME DE PARIS. La cattedrale metropolitana di Nostra Signora (in francese: Cathédrale métropolitaine Notre-Dame; in latino: Ecclesia Cathedralis Nostrae Dominae), conosciuta anche come cattedrale di Notre-Dame o più semplicemente Notre-Dame (pronuncia [nɔtʁə dam]), è il principale luogo di culto cattolico di Parigi, cattedrale dell’arcidiocesi di Parigi, il cui arcivescovo metropolita è anche primate di Francia.

La cattedrale, ubicata nella parte orientale dell’Île de la Cité, nel cuore della capitale francese, nella piazza omonima, rappresenta una delle costruzioni gotiche più celebri del mondo ed è uno dei monumenti più visitati di Parigi.
In base alla Legge francese sulla separazione tra Stato e Chiesa del 1905, l’edificio è proprietà dello Stato francese, come tutte le altre cattedrali fatte costruire dal Regno di Francia, e il suo utilizzo è assegnato alla Chiesa cattolica. La cattedrale, basilica minore dal 27 febbraio 1805, è monumento storico di Francia dal 1862  e Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCOdal 1991.

 

Nell’area in cui oggi sorge la cattedrale, si trovava un tempio pagano dedicato a Giove,frutto della ricostruzione di Lutezia da parte di Caio Giulio Cesare dopo la resa di Vercingetorige del 52 a.C.  Una più antica cattedrale, dedicata inizialmente a santo Stefano precedette l’attuale edificio. Si trattava di una basilica a cinque navate separate da colonne marmoree e sorgeva più ad ovest rispetto alla cattedrale odierna; annesso vi era un battistero dedicato a san Giovanni Battista, con il nome di Saint-Jean-le-Rond, definitivamente demolito nel Settecento. La cattedrale di Santo Stefano venne affiancata (chiesa doppia) e quindi sostituita da un’altra dedicata alla Vergine Maria. ( Wikipedia)

IMPERO CAROLINGIO E SACRO ROMANO IMPERO.
Nascita. L’epoca di Ludovico il Pio, Carlo Magno era il figlio di Pipino il Breve, quindi il secondo sovrano pipinide del regno di Franchi. Salito al potere come unico sovrano dopo la morte del fratello Carlomanno, iniziò una serie di campagne militari di successo, che lo portarono presto ad ingrandire i suoi possedimenti verso la Sassonia, la Baviera, la Marca di Spagna (fascia pirenaica della Spagna del Nord) e l’Italia, strappata ai Longobardi. Inoltre sconfisse gli Àvari, ottenendo la sottomissione della Pannonia, dove essi erano insediati, come stato tributario, mentre un’analoga sorte si attuava verso il ducato di Benevento.
Alla morte di Carlo l‘Impero avrebbe dovuto essere diviso tra i suoi tre figli maschi legittimi, ma la morte prematura di due di essi fece sì che il trono passasse nelle mani di Ludovico, detto ‘il Pio’ per la sua attenzione alla religione. Ludovico non fu un sovrano energico come il padre, bensì era interessato soprattutto alle questioni religiose nella convinzione che l’adesione alla dottrina cristiana avrebbe garantito quell’ordine e serenità all’Impero che veniva teorizzata dai suoi consiglieri quali Benedetto d’Aniane o Agobardo di Lione.
Nella pratica Ludovico divenne presto un sovrano incapace di manifestare la sua autorità, mentre le regioni imperiali divenivano soggette sempre più all’aristocrazia franca.
Un suo tentativo di destituire il nipote Bernardo, ucciso dopo essere stato accusato di tradimento, macchiò per sempre la sua coscienza e, su spinta degli alti prelati, fece pubblica ammenda che lo screditò ulteriormente agli occhi dell’aristocrazia.

Già prima della sua morte spartì l’impero tra i suoi tre figli Lotario, Pipino e Ludovico II il Germanico, ma il già fragile equilibro si ruppe con l’entrata in scena del figlio del suo successivo matrimonio, Carlo il Calvo, che diede origine a una guerra civile che aggravò l’instabilità del potere centrale, anche se si alternò a periodi di pace per lo scarso interesse dell’aristocrazia di parteciparvi.

La divisione dell’Impero. Alla morte di Ludovico il Pio (840) Lotario I assunse la corona imperiale, come previsto dal padre, mentre i due fratelli superstiti Ludovico e Carlo si allearono per obbligarlo a cedere una parte del potere. Il giuramento di Strasburgo, rivolto alle truppe dei due fratelli, è rimasto famoso perché conserva il primo accenno scritto alle nascenti lingue francesi e tedesca.

Nell’843, con il trattato di Verdun, Lotario dovette scendere a patti: mantenne la corona imperiale, ma si limitò a governare la fascia di territorio centrale tra Mare del Nord, bacino del Rodano, del Reno, le Alpi e l’Italia, con le città di Aquisgrana e Roma. Carlo il Calvo prese la Francia “occidentale” (odierna Francia senza la fascia più vicina all’odierna Germania e la Provenza) e Ludovico il Germanico la “Francia orientale”, corrispondente alla porzione odierna di Germania compresa fra il Reno e l’Elba, fino alla Baviera e la Carinzia comprese.
Con la morte di Lotario, Ludovico prese la corona imperiale, quindi nell’875 gli succedette Carlo il Calvo, sostenuto da papa Giovanni VIII, che vedeva in lui un possibile alleato contro il principe di Spoleto e i musulmani, insediati alla foce del Garigliano.
Carlo il Calvo morì nell’877 con l’impero carolingio ormai in dissoluzione. Gli succedette Carlo il Grosso, figlio di Ludovico il Germanico, anch’egli incoronato da Giovanni VIII, sempre in cerca di protezione; ma l’imperatore non riuscì a impedire l’assassinio del papa nell’882, durante una delle frequenti guerre civili combattute a Roma dall’aristocrazia locale.
La minaccia di incursioni esterne, Normanni e musulmani in prima linea, avevano messo in dura difficoltà Carlo il Grosso, tanto che i Normanni assediarono la stessa Parigi. In questa situazione fu costretto ad abdicare da un’aristocrazia che si rifiutava ormai di obbedirgli (887). Trascorse gli ultimi mesi della sua vita in prigionia, senza alcun successore sul trono.

Differenza tra Impero carolingio e Sacro romano impero

L’impero carolingio era strettamente correlato alla figura del suo fondatore Carlo Magno ed alla sua discendenza carolingia, alle sue conquiste e allo speciale rapporto che esso aveva instaurato con il papato. Anche l’impero romano-germanico (il Sacro romano impero, poi della nazione tedesca) era germogliato da quello carolingio, ma essendo venuta a mancare la parte occidentale del regno di Francia, per alcuni non poteva esserne erede, se non nella stessa misura della corona francese. La data canonica della sua fondazione è il 962, da parte di Ottone I.
Il titolo imperiale venne tuttavia trasmesso dai carolingi ai sovrani successivi e presenta pertanto una sua innegabile continuità. Per tale ragione nel computo degli imperatori del Sacro Romano Impero si suole generalmente risalire fino a Carlo Magno.

 

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LA CRONACA DAL DIVANO. Quando il Campionissimo di Castellania ‘ strizzava’ il na…Non solo calcio. Moto: ‘ondata’ azzurra. Auto: ‘disastro’ Ferrari. Volley: ragazze ancora imbattute.
LA CRONACA DAL DIVANO.  ” Siamo stati i migliori”. Così Hamilton, dopo l’ennesim…Non solo sport. ‘Rossa’: non crederci, è una classifica falsa. E’ finalmente arrivato l’attesissimo ‘RonaldDay’ !
LA CRONACA DAL DIVANO. La prima parte dell’anno di F1 si è chiusa in Ungheria, c…

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