Home / Famiglia / Quei nonni tuttofare che salvano le nostre famiglie

Quei nonni tuttofare che salvano le nostre famiglie

Gentile Maria Corbi,
le voglio parlare di un argomento poco trattato e non so se sia adatto alla «Risposta del cuore» ma spero di sì. Mi riferisco ai vecchi, definiti, per decenza «anziani» ma, a tutti gli effetti, considerati vecchi e spesso inutili.

Forse perché non sono più una fonte produttiva materiale e in pieno consumismo. Ed è un peccato imperdonabile.

Anche i vecchi hanno una loro vita degna di essere vissuta e considerata dagli altri, potendo anche sfruttare a pieno la solitudine, che è un privilegio non indifferente, purché non sia abbandono. Non avendo impegni pressanti, sono completamente padroni della loro vita, gestendola come meglio credono.

L’importante è tenere sveglia la mente. Infatti il vecchio ha il tempo per scrivere, per leggere, per aggiornarsi, quindi maturare ulteriormente, e per progettare, magari non più a lungo termine, ma nell’immediato certamente.

Questo non li farà sentire giovani, sarebbe stupido solo pensarlo, ma aiuta a non rimpiangere in continuazione il passato. Come diceva Einstein «Un uomo è vecchio quando i rimpianti, in lui, superano i sogni».

Ecco ci si deve rendere conto che si sta scrivendo l’ultimo capitolo di un romanzo, che generalmente è anche il più bello e contiene, nel bene e nel male, la conclusione finale, forse il più importante per sopravvivere in un ricordo futuro. E poi perché non considerare il vecchio una notevole fonte d’informazione ed esperienza di vita vissuta, da trasmettere ai più giovani? La «società» dovrebbe aiutarli a capire e a usare tanta ricchezza invece di far credere loro che solo i giovani contano.

Chiedere, ogni tanto, qualche cosa al vecchio nonno può essere utile e, con poca fatica, lo si farebbe anche felice di essere stato considerato, per essere stato o ancora d’aiuto. Certo, tutto questo, scritto da un nipote avrebbe maggior valore.

Io sono solo un nonno.

Caro Luigi,

con me sfondi una porta aperta.

Che bella la parola nonna/nonno, e quanta invidia per chi la può pronunciare ancora. Quello che dici è vero, l’insofferenza per le persone anziane e l’imperante giovanilismo sono frutto di messaggi sbagliati, con cui ci hanno bersagliato soprattutto negli ultimi anni.

Ma come si è potuto accettare che la parola «rottamazione» diventasse un mantra della società? Ha un suono sgradevole anche quando si applica alle macchine figuriamoci agli uomini. Eppure i «senatori», chiamiamoli così invece di «vecchi», sono fondamentali.

Non solo per l’esperienza, ma anche per il sostegno che danno. Ormai il welfare delle famiglie è retto quasi sempre dai nonni che mettono a disposizione dei figli e dei nipoti le loro pensioni e il loro tempo.

In Italia il loro lavoro, gratuito, sostiene il benessere e la sopravvivenza di molte persone e vale più di 18 miliardi di euro. La spia di una società in disequilibrio, di una politica che non riesce a sostenere il futuro, delegando alle generazioni precedenti la «cura» dei giovani che si trovano a fronteggiare non solo crisi continue e disoccupazione ma anche un mondo del lavoro che perde pezzo a pezzo le garanzie conquistate in decenni di lotte sindacali.

Insomma se gli anziani non ridono in questa società così faticosa, i giovani piangono.

Riconoscere agli anziani il loro ruolo, cercando di abbattere quel muro invisibile ma tanto spesso che divide le generazioni non solo è buona cosa ma è necessario visto che nel 2050 la percentuale di «senatori» raggiungerà il 21% (nel 1950 era dell’8%) e per la prima volta i nonni saranno in vantaggio rispetto ai minori.

Questo grazie a stili di vita e a scoperte mediche che allungano la vita. Oggi a trent’anni si è «ragazzi» mentre non troppo tempo fa iniziava il declino.

Nel libro La trentenne, Honoré de Balzac,ci racconta la storia di Julie d’Aiglemont, una donna che a quell’età era già una donna matura e delusa pronta per il bilancio consuntivo.

Oggi le cose sono diverse e gli anziani rivendicano il loro diritto a una vita piena.

Anche nella rappresentazione tv, al cinema e sui libri. Pensate alla serie Netflix «Grace e Frankie» dove due donne settantenni tornate single dopo aver scoperto che i loro mariti si erano messi insieme, iniziano un nuovo capitolo della loro vita, una nuova «adolescenza».

Certo sarebbe ipocrita dire che invecchiare è bello, ma certamente può essere piacevole. E questo dipende da noi, certo, ma anche da una società che faciliti questa fase della vita, non solo promuovendo una nuova cultura inclusiva ma anche facendosi carico delle tante persone sole che devono essere sostenute e accudite.

Purtroppo questo Paese non è un Paese per vecchi. Ma nemmeno per giovani.

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

.

Guarda Anche

Montecarlo, quando le wild card fanno discutere. E Kokkinakis si ritira

da Montecarlo, il nostro inviato Quando Rafael Nadal e Guido Pella scendono in campo, dopo …